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Prima Monetina del Venerdì

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Nel pomeriggio del 03/01/2025 mi sono recato in quel di Solesino ( Pd ). Scopi del viaggio erano: 1 - portare affettuoso saluto alla mia mamma  2 - preparare la carta per il ritiro del giorno dopo ( se non lo faccio io mamma se ne dimentica ) 3 - recarmi presso il locale tabaccaio onde acquistare una ricarica per il mio cellulare  4 - recarmi al locale discount onde acquistare 6 brick di spremuta d'arancia " Don Simon ", prodotto di ottima qualità ed ad un prezzo leggermente più conveniente rispetto a " Tropicana " Bene, dovete sapere che lungo la strada che collega il tabaccaio al discount trovasi un negozietto, aperto alcuni mesi fa, che vende articoli di " modernariato ". Sono passato molte volte di fronte a quel negozietto, ed ogni volta mi limitavo ad uno sguardo distratto, ma ieri c'era qualcosa di nuovo. La titolare aveva esposto alcuni libri... Ora, dovete sapere che tra i tanti feticismi da me coltivati c'è anche quello dei libri, ogni...

Memorie della Grande Guerra: i fanti della Terza Armata

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  Primavera inoltrata del 1916. Erano alle spalle cinque sanguinose battaglie sull’Isonzo. La Terza Armata aveva assolto un gravoso compito. “Soldati – si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, scrisse Ungaretti. Un verso che rimanda al crudo vivere dei soldati in trincea, alla loro eroica quotidianità contraddistinta da combattimenti e privazione, ma, al contempo, caratterizzata anche da quella normalità quasi surreale dei momenti di attesa o riposo. Il nemico, il 24 maggio del 1915, aveva fatto saltare i ponti sul fiume ed aveva inondato la piana di Monfalcone e s’era assestato sull’Altopiano carsico erigendo grandi opere. Una trincea scavata in gran parte nella viva roccia e coperta allo sguardo, partendo dal mare, saliva per i margini estremi dell’altopiano, ne circondava le vette ominanti, ne incideva gli speroni. Profonde fasce di reticolati proteggevano la trincea. La nostra artiglierie non riuscì ad ottenere risultati. Così le nostre fanterie dovettero guadagnarsi con ...

Il Trecento fiorentino nelle novelle di Sacchetti

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  Franco Sacchetti nacque a Ragusa, in Dalmazia, fra il 1332 e il 1334. Figlio di un mercante fiorentino, esercitò fin da giovane la mercatura pur dedicandosi, con maggiore ingegno, alla scrittura. La sua opera “Il Trecentonovelle”, scritta agli inizi del 1392, ci racconta con note di umorismo burle, truffe e disonestà diffuse a Firenze nel Trecento. Non che non esistessero leggi e magistrati, anzi, ma anche nel Trecento erano frequenti i raggiri e gli imbrogli. Ci è così consegnata otizia di qualche truffa operata dai mercanti di Firenze ai danni di ingenui acquirenti forestieri. Racconta infatti il Sacchetti di una frode ai danni di un friulano di nome Soccebonel che comperò dei panni da mercanti fiorentini. Nel Trecentonovelle si racconta che Soccebonel ne chiese quattro canne ma il mercante glie ne rifilò solo tre e mezzo e per coprire l’inganno disse: “Vuoi tu far bene? Attuffalo in una bigoncia d’acqua e lascialo stare tutta la notte sì che beva bene, e vedrai poi che bellezz...

L’olio d’oliva, oro del Mediterraneo

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Scriveva Fernand Braudel che “là dove finisce l’olivo finisce anche il Mediterraneo”, in effetti l’olio d’oliva, che spicca sulle nostre tavole, è un simbolo del Mediterraneo dall’Antica Roma fino a oggi. Un albero sacro, un simbolo di amicizia e solidarietà, un elemento di identità che accomuna tutti i popoli del Mediterraneo ed ogni suo paesaggio. Il nostro pensiero va al ramoscello d’ulivo portato da una colomba all’arca di Noè. L’ulivo è al centro del rito dell’unzione celebrato nel giudaismo quanto nel cristianesimo ed anche nel Corano è detto che la luce di Allah è come una fiaccola che viene accesa con “l’olio dell’albero benedetto”; l’ulivo è evocato dalla Bibbia come il primo albero, l’oleum primum arborum, e figura nei riti cristiani e nelle feste popolari. L’ulivo è una pianta sempreverde caratteristica dell’ambiente mediterraneo perchè non sopporta nè il freddo eccessivo nell’umidità persistente. Ha sempre caratterizzato dunque la penisola iberica e quella italiana, oltre c...

Mantova e Luigi Gonzaga

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I cittadini di Mantova, nell’agosto del 1328, dopo un secolo e mezzo di libera repubblica, rinunciarono alle leggi comunali e s’affidarono ad un signore ghibellino proveniente da una ricca famiglia cittadina, Luigi Gonzaga. Spalleggiato da Cangrande della Scala, signore di Verona, il Gonzaga riuscì così definitivamente ad aver ragione dei Bonacolsi. Indubbiamente, i ripetuti interventi di Verona nelle vicende politiche mantovane esprimono sia le mire dei Della Scala al dominio della città, sia la debolezza, antitutto militare, di Mantova. Nel giro di pochi mesi, però, Cangrande della Scala muore e nel ruolo di Vicario Imperiale, che deteneva, gli subentra proprio Luigi Gonzaga. L’uomo ha sessantadue anni, due matrimoni alle spalle e tre figli di primo letto, Guido, Filippino e Feltrino che subito lo affiancano al governo. Fattosi Capitano Generale, Luigi Gonzaga è un vecchio dalla folta barba ma dal temperamento forte e astuto che vede spianarsi la strada verso il potere ed è pronto a ...

Le Catacombe di San Gaudioso

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Dalla Basilica della Madonna della Sanità si accede ad un sottosuolo oscuro e ricco di fascino: le Catacombe di San Gaudioso. Sono molto più piccole di quelle di San Gennaro ma non meno suggestive, visitarle è come dare una sbirciatina al mondo dei morti. Queste catacombe prendono il nome da Gaudioso l’Africano, vescovo di Abitine, in Tunisia, per sfuggire ai Vandali. A Napoli acquisì grande importanza nella locale comunità di fedeli ed alla sua morte, tra il 451 e il 453 d.C., il luogo della sua sepoltura, nell’area cimiteriale extra moenia della città, diventò il centro di un diffuso culto. Iniziò così ad espandersi il cimitero ipogeo paleocristiano per poi finire abbandonato e nel dimenticatoio, coperto da fango, detriti e nuove costruzioni. Le catacombe vennero riscoperte per caso nel Cinquecento e, nel secolo dopo, affidate ai domenicani che vi costruirono la basilica in superficie. La scoperta del miracoloso affresco della Madonna della Sanità aveva infatti dato vita ad un flusso...

L’artigianato estense a Reggio

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Reggio, ai primi del Cinquecento, visse un momento di vivace floridezza economica. Il commercio era redditizio, le produzioni di tessuti di seta avevano raggiunto una rinomanza europea. Sul finire del secolo, però, era già tutto svanito. Le attività commerciali s’erano inaridite e le manifatture seriche erano state surclassate dalla spietata concorrenza olandese e inglese. Il fallimento delle speranze della borghesia locale di vedere a Reggio insediarsi gli Este, dopo la perdita di Ferrara, sembrarono confermare il declino economico. Reggio, in questo secolo, fu pure un vivace centro di arte orafa. Bartolomeo Spani consegnò al clero cittadino due superlativi busti d’argento di San Grisante e di Santa Daria, ed una Croce capitolare. Al Seicento risalgono invece quattro candelabri ed una croce commissionata da Francesco I d’Este, Duca di Modena, all’orafo Gian Francesco Frangi, e sette lampade d’argento per la Basilica della Ghiara realizzate da Paolo Magnavacchi e Lodovico Riva. Ad iniz...