Elia della Costa, il cardinale che salvò Firenze
Se le statue di Michelangelo e di Benvenuto Cellini, le pitture di Giotto e le preziose chiese fiorentine non finirono devastate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fu anche grazie all’opera del cardinale Elia della Costa. Eppure egli si servì solo del fascino artistico che Firenze esercitava sui nazisti per salvare in realtà la sua popolazione. Voleva che Firenze venisse dichiarata “città aperta” perchè non divenisse nè una piazza d’armi nè un bersaglio di guerra. Era corsa voce che i belligeranti avessero trovato un tacito accordo in merito, ma il cardinale sapeva che non esisteva alcuna garanzia per l’incolumità della città. Scrisse allora ad Hitler, pur sapendo che il fuhrer lo odiava sin dal 1938 quando, in occasione della visita del dittatore, aveva fatto lasciare le finestre del palazzo arcivescovile chiuse e si era rifiutato di partecipare alle celebrazioni del regime. Hitler gli rispose che considerava Firenze un gioiello d’Europa e che non l’avrebbe toccata, però ...