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Ordine dell’Aquila Estense

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In pieno Ottocento, nella corte estense ancora mancava un vero e proprio ordine equestre. La necessità era avvertita dalla nobiltà che auspicava un segno distintivo della fedeltà al Duca ma anche dalla borghesia che, attraverso un siffatto ordine, avrebbe potuto avere un più facile viatico per frequentare la corte. L’Ordine della Trivella d’Oro, con preciso riferimento al noto strumento di perforazione che figurava nello stemma di Modena, venne costituito il 30 aprile del 1658 da Francesco I, Duca di Modena. Non ebbe vita lunga e, infatti, se ne perdono le tracce già nel 1658. I primi decorati furono il Gran Maestro Francesco I, il principe Almerigo, il Conte Ludovico Coccapani e il Marchese Bonifacio Rangoni. Ne facevano dunque parte i nobili più importanti nella società modenese. Il segno distintivo era una trivella d’oro che veniva consegnata dal Gran Maestro con l’obbligo di portarla appesa ad una “trezza di tre colori differenti portata ad armacollo dalla parte sinistra”. Non farl...

Memorie della Grande Guerra: il campo di prigionia di Sigmundsherberg

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Il campo di prigionia di Sigmundsherberg fu costruito sul finire del 1914 per il concentramento dei prigionieri russi, ma nel 1916 divenne campo di prigionia per soli soldati italiani. Fu uno dei più grandi campi di prigionieri di guerra, poteva contenere 40.000 uomini, ma in realtà i detenuti risultarono sempre in numero superiore, probabilmente raggiunsero le 125.000 unità. Nel solo 1916 oltre 50.000 prigionieri, suddivisi in squadre, partirono dal campo di Sigmundsherberg per lavorare in fabbriche e miniere dell’Austria-Ungheria, alcune squadre parteciparono alla costruzione della ferrovia di Vienna che doveva collegare la Nordwestbahn alla Nordbahn ed agevolare il transito dei treni diretti al fronte orientale carichi di materiale bellico. L’infrastruttura, lunga 4 chilometri con 220 arcate, fu realizzata in tempi rapidi e la gente del posto la soprannomino “Italienerschleife”, la “bretella degli italiani”. Nell’agricoltura furono impiegati decine di migliaia di ex soldati, che all...
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Questa è la storia di Fernando Pignatelli, l’ultimo Vicerè d’Aragona. In piena Guerra di Successione Spagnola, perduta la Battaglia di Almansa, il comandante in capo degli asburgici, Don Antonio del Portogallo, Conte di La Puebla, lasciò la città. Carlo VI si ritrovò circondato da pochi fedeli e, più tardi, davanti all’incalzare di fugaci successi ed alla necessità di nominare un viceré, volle che Fernando Pignatelli assumesse tale carica. Fernando Pignatelli, duca consorte di Hijar, secondo figlio di Juana Brancha dei Marchesi di Padula e di Aniello Pignatelli, I Principe di Montecorvino e I Duca di San Mauro, era stato maestro di campo poi Governatore e Capitano generale di Galizia dal 1704 al 1707, in seguito alla morte del Marchese di San Vincenzo, Domenico Pignatelli. Suo fratello Giulio aveva ereditato il titolo paterno, lui invece acquisì il titolo di Signore di Hijar in seguito al matrimonio celebrato il 6 marzo del 1701 con Juana Petronila Silva Fernandez de Hiar, dama della r...

Napoleone Orsini ed Everso d’Anguillara

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Alfons de Borja y Cabanilles divenne papa nel 1455, col nome di Callisto III. Aveva 79 anni ed un passato di vescovo di Valencia e presidente del Consiglio Regio del Regno di Napoli sotto Alfonso d’Aragona. Fu incoronato papa il 20 aprile di quell’anno con una cerimonia che fu turbata dall’arrivo a Roma di un esercito di oltre tremila armati, quello di Napoleone Orsini. L’Orsini, figlio di Carlo di Bracciano, era accecato da una profonda inimicizia con un lontano cugino, Everso d’Anguillara, anche lui Orsini per parte di madre, che gli contendeva il possesso della contea di Tagliacozzo appartenuta al defunto zio Giovanni Antonio Orsini. Così, mentre la cerimonia pontificia si celebrava con larga pompa, in tutta Roma risuonarono tamburi di guerra e grida quando apparve, al Laterano, un esercito pronto ad assaltare le case dell’Anguillara in Campo dei Fiori. Delegati papali e camerari s’allertarono e dovette intervenire il Cardinale Latino Orsini, fratello di Napoleone, per calmare le ac...

L’assedio di Peschiera del Garda

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Il 21 dicembre del 1800 il generale di brigata Cassagne strappò agli austriaci diverse posizioni sul lato occidentale di Peschiera del Garda. Il 24 vi subentrarono gli uomini della Legione Polacca. Tutto si andava disponendo per apprestare l’assedio della fortezza… L’avvincente ricostruzione degli eventi è parte di una corposa opera dal titolo “Gli assedi italiani di Napoleone”, due tomi a cura di Livio Simone e Massimo Zanca, editi dall’Associazione Napoleonica d’Italia. I fatti di Peschiera si diramano a partire dal giorno di Natale, quando il generale Guillame Brune, al comando dell’Armée d’Italie, fece allestire un ponte di barche a Monzambano e passò il Mincio, coperto da un’azione diversiva condotta dalla Divisione Dupont presso Pozzolo. Le operazioni furono completate il giorno seguente, mentre Dupont, ignaro del prolungarsi dell’attraversamento del Mincio, spazzava via le postazioni austriache e prendeva Pozzolo, sostenuto dalla Divisione Gazan del corpo d’armata di Louis Gabri...

L'argento di Napoli

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  L'argomento " circolazione metallica preunitaria " è di quelli che scaldano, purtroppo a sproposito, l'animo degli amici Neoborbonici. I loro attacchi, di solito, si riconducono a 2 filoni principali. Il primo, che nasce da un errato¹ calcolo del Nitti², riguarda il " contributo " del circolante napoletano alla formazione della massa metallica totale. Il secondo verte invece sulla natura del circolante. Relativamente a questo secondo punto viene contestato il fatto che, praticamente, di sola moneta d'argento³ si trattava. Naturalmente i contestatori sono un gruppo variegato, dove si incontrano sia infelici che delirano su millemila tonnellate di oro circolante, sia persone più preparate che citano il Pannuti⁴. Nessuno contesta che la Zecca Napoletana nei 46 anni di esistenza del Regno abbia lavorato quantità ben più che dignitose di metallo giallo. Quello che costoro sconoscono sono delle particolarità del sistema monetario borbonico, che favorivano l...

Monet, la maturità

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La mostra del 1874, nei locali del fotografo Nadar, generò lo scompiglio nel mondo dell’arte. La nuova pittura era incompresa e derisa, gli impressionisti furono additati come incapaci e le loro opere subirono continui ribassi. Monet fu salvato dai collezionisti e da uomini d’affari che gli impedirono coi loro acquisti di oltrepassare l’orlo del fallimento. Lasciò Argenteuil e si spostò a Parigi, dove nacque un secondo bambino, ma le sue energie artistiche erano rivolte a dipingere la rue Montorgueil imbandierata, travolta dallo sventolio delle bandiere bianche, rosse e blue in un’atmosfera di festa colta dall’artista con immediatezza e luminosità. La tela testimonia con grande efficacia tutto il dinamismo dell’impressionismo, riesce a suscitare la sensazione, più che la visione, del giorno di festa, con una incisività di stile incredibile. Sul finire del 1879 però Camille muore. Monet la saluta con Camille sul letto di morte, una mestizia di pennellate sofferenti e tonalità di blu e g...