Memorie della Grande Guerra: il Campo trincerato di Gorizia
Per avanzare verso est e spingersi nel cuore del nemico, l’esercito italiano doveva prima necessariamente scardinare il Campo trincerato di Gorizia. Il compito era assai duro. Bisognava prima avvicinarsi al nemico, organizzarsi in modo da aver ragione della testa di ponte di Gorizia, dei capisaldi del San Michele e di Monte Santo, proseguire poi lungo la Val Frigido. A prezzo di fortissime perdite, ottenemmo dei lenti progressi sino al 1916. Le prime quattro battaglie dell’Isonzo ci avvicinarono al campo. Grandi erano state le nostre perdite e notevole il logoramento delle nostre fanterie. Ogni sforzo valse a fermare sul Carso il grosso dell’esercito nemico, compromettendone ogni piano. Alla fine del 1915 la 3° Armata era in possesso di Monfalcone, di Monte Sei Busi, delle pendici nord occidentali sul San Michele, delle pendici orientali del Podgora e del dosso nord-occidentale del Sabotino. Avevamo contato 154.000 caduti, 136.000 il nemico. Il terreno su cui si mosse l’esercito italia...