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Orvieto, quattro passi nella storia

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Orvieto siede su uno sperone tufaceo al confine tra Lazio, Toscana e Umbria, nella valle solcata dal Paglia. Nel suo cuore storico la Torre del Moro guarda ai quattro rioni, Stella, Sarancia, Olmo e Corsica. La città antica fronteggiò i romani e fu sconfitta da Celio Vibenna e ancora da Tito Coruncanio. Intorno al 264 a.C., però, infuriò la ribellione contro le classi aristocratiche delegittimate dalla sconfitta patita contro gli invasori e costrette ora a chiedere aiuto ad essi per riprendere il controllo della città. I romani ne approfittarono per distruggere l’abitato e imporre l’evacuazione del pianoro così ostico da conquistare. Gli etruschi furono obbligati a lasciare la loro città e a spostarsi sulle alture del lago di Bolsena. Solo all’apprestarsi del crollo dell’Impero, sotto la minaccia degli eserciti barbari, l’antica popolazione vulsina tornò in quella che era Urbs Vetus, la città vecchia, Orvieto. Della bellicosa Velza, fiorente centro commerciale e artistico, ripetute cam...

Longobardi, altro che barbari!

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  L’idea dei longobardi come popolo di selvaggi e sporchi guerrieri, insensibili all’arte ed alla cultura, è sconfessata dall’indagine archeologica. I reperti ermesi negli scavi di tutta Italia non lasciano più dubbi. Le sontuose cinture con guarnizioni in metallo prezioso o ferro ageminato, caratteristico dell’abito longobardo maschile, si affiancano a quelle femminili, più leggere, chiuse da piccole fibbie in bronzo, talvolte decorate da motivi geometrici, da cui pendevano un borsa in cuoio con guarnizione metalliche o in avorio. Degni di nota sono pure gli anelli matrimoniali a doppia losanga, produzioni d’argento e d’oro in cui non è rara la presenza di pietre, corniole incise, ametista, e le coppie di orecchini a forma di aquila e quelli con fibule a disco provenienti da Nocera Umbra e da Castel Trosino, nel Ducato di Spoleto. Non mancano splendidi esempi di collane in paste vitree di uno o più colori, con grani di coralli, d’ambra, di cristallo di rocca e di altre pietre, non...

Maria Salviati, la moglie di Giovanni delle Bande Nere

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  Maria Romola Salviati (1499–1543) era figlia di Lucrezia, primogenita di Lorenzo de’ Medici, e di Jacopo Salviati: apparteneva quindi al ramo principale della Casata Medici, quello di Cafaggiolo. Maria entrò molto presto in contatto con quello che sarebbe divenuto il suo futuro sposo: nel 1509, infatti, il piccolo Giovanni venne affidato alle cure della famiglia Salviati dal momento in cui sua madre, Caterina Sforza (figlia illegittima – poi legittimata – del duca Galeazzo Maria Sforza e dell’amante Lucrezia Landrian), fu fatta prigioniera da Cesare Borgia a Roma. Giovanni apparteneva al ramo mediceo dei Popolani. Nel 1516 Maria sposò Giovanni de’ Medici, il celebre condottiero detto Giovanni dalle Bande Nere (1498-1526), che fin da giovanissimo si era distinto per la sua bravura nell’arte delle armi e per la sua intelligenza come capitano di una compagnia. Il loro matrimonio fu particolarmente importante perché per loro tramite si riunirono il ramo principale e quello popolano o...

La conquista del corpo. La violenza sessuale dei nazisti ad Est

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La ricerca accademica sull’Olocausto riconosce la centralità dell’Europa orientale come epicentro del progetto genocida nazista. L’Est è il territorio patrio della vasta maggioranza delle vittime e il luogo dei più ambiziosi e letali programmi di ingegneria demografica. In questo ambito, una crescente tendenza di studio è occupata dall’esame dei crimini sessuali nazisti, sia compiuti su ebrei che su non ebrei. Individuiamo tre tipi di violenza sessuale contro le donne (e non solo): 1) La violenza sessuale (stupro) intesa come qualunque rapporto non consensuale che implica un rapporto sessuale vero e proprio; 2) La violenza a sfondo sessuale. Ugualmente traumatica e brutale pur senza rapporto sessuale, essa è così analizzata dalla storica Brigitte Halbmayr: “il termine violenza a sfondo sessuale rende evidente che la violenza maschile contro le donne non riguarda la sessualità ma è una dimostrazione di potere da parte dell’autore ed include molte forme di violenza con connotazioni sessu...

L’Assistente al Soglio Pontificio

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La carica di Assistente al Soglio Pontificio sorse nel Cinquecento per volontà di Giulio II ed era la più alta dignità laica ereditaria della corte pontificia. Le ragioni della sua fondazione furono essenzialmente legati alla volontà di imporre la pace a due storiche fazioni della corte romana, i ghibellini Colonna e i guelfi Orsini. In effetti questa carica spettò, a turno, ai due nemici di sempre… Quella di Assistente al Soglio fu una prerogativa esclusiva spettante ai primogeniti di queste famiglie. La guerra tra le due fazioni era la principale fonte delle miserie di Roma e della sua campagna, degli intrighi, delle ribellioni. Bisognava porvi fine. Quando il papa, Giuliano della Rovere, cadde ammalato, nel 1511, e si temé la sua repentina dipartita, i baroni romani levarono la testa, di nuovo, come sempre, Colonna contro Orsini. Quando un buon bicchiere di malvasia ridonò la salute al pontefice, questi non mancò di richiamare all’ordine i soliti noti e impose loro di giurargli sott...

Emanuele Filiberto e la Pace di Cateau-Cambrésis

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  Dopo la Battaglia di San Quintino una seconda giornata di gloria fu vissuta sul campo di battaglia dal Duca di Savoia. Davanti a sé c’erano le truppe del maresciallo Paul de Thermes. Affrontarlo con l’intero esercito era impossibile perché avrebbe lasciato la strada spianata al Duca di Guisa fermo a Thionville. Emanuele Filiberto allora destinò un minimo delle sue forze al Conte di Egmont, 12.000 fanti e 3000 cavalieri, che avrebbe marciato su Gravelines per piombare alle spalle di Paul de Thermes. Le forze dei due schieramenti si equivalevano, ma ancora una volta era il fattore sorpresa che premiava il Duca di Savoia. La sua mossa tagliava le comunicazioni tra il Guisa e Thermes e quest’ultimo era convinto che non ci fosse nulla da temere quando si ritrovò circondato dal nemico. Tentò un ripiegamento lungo la spiaggia ma fu investito dalla cavalleria, resistette per due ore col fianco protetto dal mare poi apparvero dieci navi spagnole ed allora si generò il panico. I francesi s...

La granduchessa Bianca

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Le ultime parole di Bianca al suo confessore, fra Maranta, prima di spirare, furono per lo sposo: “Dite per me addio al mio signore Francesco de’ Medici, e ditegli che gli sono sempre stata fedele ed amorosa […] ditegli che lo prego di perdonarmi, se in qualche modo lo avessi offeso”. Bianca Cappello nasce a Venezia nel 1548 da un’antica e potente famiglia della Serenissima. Possiede un temperamento ribelle e appassionato, ma soprattutto una bellezza opulenta, che è immortalata dai più grandi pittori del Rinascimento. Bianca cresce con la seconda moglie di Bartolomeo, Lucrezia Grimaldi, una donna aspra e severa; forse per questo, quando ormai quindicenne, organizza una fuga d’amore con Piero Buonaventuri, gentiluomo di nobile famiglia decaduta. I due scappano a Firenze, forse portandosi dietro alcuni gioielli della famiglia Cappello. Su Pietro viene subito posta una taglia di 2000 ducati a beneficio di chi riuscirà ad assassinarlo, mentre per lei la Serenissima emette un provvedimento ...