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La presa di Limburgo

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La più orientale delle regioni vallone cadde nelle mani dei protestanti nell’agosto del 1576. Gruppi calvinisti la eressero a repubblica sottraendola a Filippo III. Spettò ad Alessandro Farnese riconquistare Limburgo. Adagiata su una collina nel bel mezzo di una vallata, Limburgo è situata presso il margine destro del fiume Vesdre e il terreno e le fortificazioni la rendevano accessibile solo dal versante meridionale. Aveva buone difese ed un presidio di mille uomini. Alessandro Farnese vi si apprestò col suo esercito ai primi di giugno, risoluto a conquistarla. Fermatosi oltre le sponde del Vesdre, inviò il maestro di campo Gabriel Nino con sette compagnie di archibugieri, protetti dalla cavalleria di Camilo del Monte. Costoro apparvero davanti alla piazza il giorno 7, cogliendola di sorpresa. Riuscirono facilmente ad occuparne i sobborghi e sequestrarono viveri e bestiame. L’intera cittadinanza accorse allora alla porta di mezzogiorno, pronta a resistere al grosso dell’esercito di Fa...

L’esercito di Alfonso d’Aragona

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  Le cronache della conquista del Regno di Napoli ben documentano come Alfonso il Magnanimo guidasse personalmente il grosso delle operazioni militari. Il suo esercito era organizzato in lance, l’unità tattica e di combattimento protagonista del tardomedioevo che raccoglieva, attorno al singolo uomo d’armi, il cavaliere con armamento pesante, servitori ed altri combattenti, balestrieri o cavalieri con armamento leggero. Si trattava dunque di eserciti di cavalleria con una presenza assai ridotta di fanteria, balestrieri e spingardieri. La nota scultura dell’Arco Trionfale di Castel Nuovo mostra questi uomini con dovizia di particolari. Vi si ammira un tipo di armatura molto comune nel tardo medioevo, l’armatura a piastre. Gli esperti individuano questo modello come di provenienza milanese. A differenza delle armature gotica e francese, quella milanese aveva una diversa consistenza. Durante il processo di forgiatura il ferro veniva riscaldato e raffreddato in acqua più volte attraver...

Terzo Bollo, Franco Bollo

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Lunedì 07 Settembre Adelfio Bozzato, titolare, assieme al fratello Adoriano, del Gran Bazar a Cavallino-Treporti ( Ve ), verosimilmente il miglior, e più conveniente, negozio di abbigliamento, giocattoli ed articoli da campeggio esistente nella Provincia di Venezia e forse dell'intero Alto Adriatico, mi ha fatto dono della Sua collezione di monetine, miniassegni & valori bollati. Da quel giorno nei momenti liberi, cioè quando Giuli va al corso di ballo, Latino Intermedio, o alle prove di teatro, lavoro alla sistemazione della raccolta, ragruppando i valori bollati per zona geografica ed anno di emissione.  Questo lavoro mi piace in modo incredibile, perché ti permette di imbatterti in autentiche perle, come i 2 Francobolli odierni, emessi dal Correo Argentinos!! Perché mi piacciono? Perché ti dicono tantissime cose, basta saperli ascoltare... E cosa ci dicono questi 2 pezzettini di carta? Intanto che sono stati entrambi annullati quindi viaggiati, verso chi non è dato sapere ma...

Quarta Monetina del Venerdì

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La Monetina è abbastanza " tradizionale ", nel senso che le legende sono sia in caratteri arabi che latini. La mia attenzione è stata attirata dall'immagine della nave al Dritto e dall'identificativo del Potentato che ne ha ordinato la produzione, " South Arabia ". Questo nome mi aveva lasciato assolutamente perplesso, non riuscivo ad associarlo a nessuno stato esistente, od esistito... Alla fine una ricerca in rete mi ha permesso di apprendere che in quello che è il territorio dell'odierno, e martoriato, Yemen è esistita per un breve periodo, dal 1962 al 1967, un Confederazione di Reucci, sotto la benevola protezione di Sua Maestà Britannica, chiamata Federazione degli Emirati dell'Arabia del Sud!! In Inglese Federation of the Emirates of South Arabia. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, stato di conservazione oserei dire BB ed allineamento alla " Tedesca ", è realizzata in Cupronickel ( 75% di Rame) pesa 9,1 g per un diametro di 27,...

Il Santuario della Madonna di Oropa

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Percorrendo da Biella la statale 114 si giunge, dopo circa 12 chilometri, nella valle d’Oropa che si insinua con forte pendenza tra le valli del Cervo e dell’Elvo. Superato un fitto bosco, la strada conduse nella spianata dove sorge un magnifico santuario, quello della Madonna di Oropa. Il Santuario della Madonna di Oropa sorge a 1190 metri al centro di una complessa struttura religiosa, fatta di cappelle, chiese ed edifici costruiti nell’arco di millecinquecento anni. Questa storica cominciò con Eusebio, vescovo di Vercelli, che tornò dalla Terra Santa, sfuggedno alla persecuzione ariana, con tre statue della Vergine che consegnò una a Cagliari, una a Crea ed una terza ad Oropa. Quest’ultima statua lignea raffigura la madre di Cristo nell’atto di presentarsi al tempi con in braccio il bambino che tiene in mano una tortora. I suoi tratti e l’espressione del volto, come pure il drappeggio delle vesti richiamano caratteri arcaici ed orientali. Anche l’espressione del Bambino, che non ha ...

Tiziano ed i Farnese

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Col suo arrivo a Napoli, Carlo di Borbone ordinò il trasferimento in città della straordinaria raccolta d’arte ereditata dalla madre, Elisabetta Farnese. Così l’intera collezione Farnese si trova oggi conservata nei musei napoletani, anche l’incredibile quadreria voluta da papa Paolo III, ovvero Alessandro Farnese. L’amore per l’arte del pontefice portò a Roma, presso la sua corte Tiziano, artista che aveva già conquistato celebrità grazie alle committenze del padronato veneto, dell’Impero e della curia romana. A partire dal 1542, col ritratto del dodicenne Ranuccio Farnese, figlio del comandante dell’esercito pontificio Pierluigi e nipote di Paolo III, Tiziano riuscì a conquistarsi il favore della famiglia Farnese. Per loro, Tiziano realizzò non solo opere di soggetto sacro e mitologico, ma soprattutto ritratti di famiglia. L’importanza della raccolta di Capodimonte consiste nel fatto che, le opere di Tiziano conservata, ne permettono di seguire il percorso artistico fino alle esperie...

Il giovane Tommaso d’Aquino

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Tommaso d’Aquino, abbandonata l’abbazia di Montecassino, iniziò i suoi studi all’Università di Napoli. Era il 1230 ed aveva quindici anni. Si iscrisse alla facoltà di arte, all’epoca propedeutica alle altre tre facoltà dello Studium, quelle di teologia, di diritto e di medicina. Lo studio dell’arte nel Duecento non era inteso come studio delle arti figurative e prevedeva discipline come la grammatica, la scrittura, la logica e le scienze naturali. Tali materie erano insegnate sulla scorta delle opere aristoteliche, da insegnanti come Maestro Martino, per la grammatica e la logica, e Pietro d’Ibernia, per le scienze naturali, sotto i rettori Nicolò di Rocca, genero di Pier della Vigna, e Terrisio d’Atina. San Tommaso eccelse nella grammatica e nel componimento, non abbandonò però quelle aspirazioni religiose che aveva maturato nel monastero cassinese. L’Ordine dei Predicatori, fondato da San Domenico, aveva un ruolo cruciale nell’Università di Napoli. Il convento dei domenicani, infatti...