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L’olio d’oliva, oro del Mediterraneo

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Scriveva Fernand Braudel che “là dove finisce l’olivo finisce anche il Mediterraneo”, in effetti l’olio d’oliva, che spicca sulle nostre tavole, è un simbolo del Mediterraneo dall’Antica Roma fino a oggi. Un albero sacro, un simbolo di amicizia e solidarietà, un elemento di identità che accomuna tutti i popoli del Mediterraneo ed ogni suo paesaggio. Il nostro pensiero va al ramoscello d’ulivo portato da una colomba all’arca di Noè. L’ulivo è al centro del rito dell’unzione celebrato nel giudaismo quanto nel cristianesimo ed anche nel Corano è detto che la luce di Allah è come una fiaccola che viene accesa con “l’olio dell’albero benedetto”; l’ulivo è evocato dalla Bibbia come il primo albero, l’oleum primum arborum, e figura nei riti cristiani e nelle feste popolari. L’ulivo è una pianta sempreverde caratteristica dell’ambiente mediterraneo perchè non sopporta nè il freddo eccessivo nell’umidità persistente. Ha sempre caratterizzato dunque la penisola iberica e quella italiana, oltre c...

Mantova e Luigi Gonzaga

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I cittadini di Mantova, nell’agosto del 1328, dopo un secolo e mezzo di libera repubblica, rinunciarono alle leggi comunali e s’affidarono ad un signore ghibellino proveniente da una ricca famiglia cittadina, Luigi Gonzaga. Spalleggiato da Cangrande della Scala, signore di Verona, il Gonzaga riuscì così definitivamente ad aver ragione dei Bonacolsi. Indubbiamente, i ripetuti interventi di Verona nelle vicende politiche mantovane esprimono sia le mire dei Della Scala al dominio della città, sia la debolezza, antitutto militare, di Mantova. Nel giro di pochi mesi, però, Cangrande della Scala muore e nel ruolo di Vicario Imperiale, che deteneva, gli subentra proprio Luigi Gonzaga. L’uomo ha sessantadue anni, due matrimoni alle spalle e tre figli di primo letto, Guido, Filippino e Feltrino che subito lo affiancano al governo. Fattosi Capitano Generale, Luigi Gonzaga è un vecchio dalla folta barba ma dal temperamento forte e astuto che vede spianarsi la strada verso il potere ed è pronto a ...

Le Catacombe di San Gaudioso

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Dalla Basilica della Madonna della Sanità si accede ad un sottosuolo oscuro e ricco di fascino: le Catacombe di San Gaudioso. Sono molto più piccole di quelle di San Gennaro ma non meno suggestive, visitarle è come dare una sbirciatina al mondo dei morti. Queste catacombe prendono il nome da Gaudioso l’Africano, vescovo di Abitine, in Tunisia, per sfuggire ai Vandali. A Napoli acquisì grande importanza nella locale comunità di fedeli ed alla sua morte, tra il 451 e il 453 d.C., il luogo della sua sepoltura, nell’area cimiteriale extra moenia della città, diventò il centro di un diffuso culto. Iniziò così ad espandersi il cimitero ipogeo paleocristiano per poi finire abbandonato e nel dimenticatoio, coperto da fango, detriti e nuove costruzioni. Le catacombe vennero riscoperte per caso nel Cinquecento e, nel secolo dopo, affidate ai domenicani che vi costruirono la basilica in superficie. La scoperta del miracoloso affresco della Madonna della Sanità aveva infatti dato vita ad un flusso...

L’artigianato estense a Reggio

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Reggio, ai primi del Cinquecento, visse un momento di vivace floridezza economica. Il commercio era redditizio, le produzioni di tessuti di seta avevano raggiunto una rinomanza europea. Sul finire del secolo, però, era già tutto svanito. Le attività commerciali s’erano inaridite e le manifatture seriche erano state surclassate dalla spietata concorrenza olandese e inglese. Il fallimento delle speranze della borghesia locale di vedere a Reggio insediarsi gli Este, dopo la perdita di Ferrara, sembrarono confermare il declino economico. Reggio, in questo secolo, fu pure un vivace centro di arte orafa. Bartolomeo Spani consegnò al clero cittadino due superlativi busti d’argento di San Grisante e di Santa Daria, ed una Croce capitolare. Al Seicento risalgono invece quattro candelabri ed una croce commissionata da Francesco I d’Este, Duca di Modena, all’orafo Gian Francesco Frangi, e sette lampade d’argento per la Basilica della Ghiara realizzate da Paolo Magnavacchi e Lodovico Riva. Ad iniz...

Memorie della Grande Guerra: il Campo trincerato di Gorizia

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Per avanzare verso est e spingersi nel cuore del nemico, l’esercito italiano doveva prima necessariamente scardinare il Campo trincerato di Gorizia. Il compito era assai duro. Bisognava prima avvicinarsi al nemico, organizzarsi in modo da aver ragione della testa di ponte di Gorizia, dei capisaldi del San Michele e di Monte Santo, proseguire poi lungo la Val Frigido. A prezzo di fortissime perdite, ottenemmo dei lenti progressi sino al 1916. Le prime quattro battaglie dell’Isonzo ci avvicinarono al campo. Grandi erano state le nostre perdite e notevole il logoramento delle nostre fanterie. Ogni sforzo valse a fermare sul Carso il grosso dell’esercito nemico, compromettendone ogni piano. Alla fine del 1915 la 3° Armata era in possesso di Monfalcone, di Monte Sei Busi, delle pendici nord occidentali sul San Michele, delle pendici orientali del Podgora e del dosso nord-occidentale del Sabotino. Avevamo contato 154.000 caduti, 136.000 il nemico. Il terreno su cui si mosse l’esercito italia...

I fantasmi del Castello di Lagopesole

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E’ splendida la vista sulla rigogliosa valle di Vitalba di cui si gode dal Castello di Lagopesole. Ciò rende evidente l’importanza di questo edificio normanno-svevo per il controllo del territorio alle pendici del Monte Vulture, parte del comune di Avigliano, in provincia di Potenza. Sorge su collinetta alla quota di ottocentoventi metri sul livello del mare, lungo l’antico tracciato della Via Herculea che tagliava trasversalmente la regione collegando Venusia al litorale ionico, passando per Grumentum. Il complesso ha pianta rettagnolare e si sviluppa su due cortili separati da una cortina muraria interna. Sette le torri quadrate di cui quattrro angolari, una mediana e due binate poste in corrispondenza dell’entrata principale. Un massiccio mastio tipicamente normanno, il cosiddetto donjon, domina all’interno il cortile minore ed una suggestiva commistione di elementi locali, germanici e cistercensi concorrono a dare slancio e personalità alla struttura. Nell’Ottocento il Castello di ...

Gualtieri di Brienne, duca d’Atene e signore di Firenze

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Nel gennaio del 1342, Firenze, lacerata dalle fazioni interne e stanca della guerra con Pisa per il controllo su Lucca, richiamò a sè Gualtieri di Brienne, duca d’Atene, e, con una elezione fatta nel Consiglio del Capitano del Popolo, lo nominò suo difensore. Gualtieri, che conosceva bene la città perchè vi era stato anni prima in qualità di vicario di Carlo d’Angiò, duca di Calabria, era stato contattato alcuni mesi prima da un gruppo di mercanti fiorentini per conto del governo ed aveva accettato l’incarico propostogli. La guerra che vedeva coinvolta Firenze contro Pisa era insorta nel 1341. I fiorentini avevano acquistato da Mastino della Scala, signore di Verona, la città di Lucca ed il suo territorio, con tutti i castelli dipendenti, tranne quelli sottoposti ai Malaspina. Pisa, guidata da Ranieri Novello della Gherardesca ed intenzionata ad ostacolare l’ascesa della rivale, dal finire di agosto del 1341 aveva cinto d’assedio la guarnigione inviata dai fiorentini a presidiare Lucca...