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L’artigianato estense a Reggio

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Reggio, ai primi del Cinquecento, visse un momento di vivace floridezza economica. Il commercio era redditizio, le produzioni di tessuti di seta avevano raggiunto una rinomanza europea. Sul finire del secolo, però, era già tutto svanito. Le attività commerciali s’erano inaridite e le manifatture seriche erano state surclassate dalla spietata concorrenza olandese e inglese. Il fallimento delle speranze della borghesia locale di vedere a Reggio insediarsi gli Este, dopo la perdita di Ferrara, sembrarono confermare il declino economico. Reggio, in questo secolo, fu pure un vivace centro di arte orafa. Bartolomeo Spani consegnò al clero cittadino due superlativi busti d’argento di San Grisante e di Santa Daria, ed una Croce capitolare. Al Seicento risalgono invece quattro candelabri ed una croce commissionata da Francesco I d’Este, Duca di Modena, all’orafo Gian Francesco Frangi, e sette lampade d’argento per la Basilica della Ghiara realizzate da Paolo Magnavacchi e Lodovico Riva. Ad iniz...

Memorie della Grande Guerra: il Campo trincerato di Gorizia

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Per avanzare verso est e spingersi nel cuore del nemico, l’esercito italiano doveva prima necessariamente scardinare il Campo trincerato di Gorizia. Il compito era assai duro. Bisognava prima avvicinarsi al nemico, organizzarsi in modo da aver ragione della testa di ponte di Gorizia, dei capisaldi del San Michele e di Monte Santo, proseguire poi lungo la Val Frigido. A prezzo di fortissime perdite, ottenemmo dei lenti progressi sino al 1916. Le prime quattro battaglie dell’Isonzo ci avvicinarono al campo. Grandi erano state le nostre perdite e notevole il logoramento delle nostre fanterie. Ogni sforzo valse a fermare sul Carso il grosso dell’esercito nemico, compromettendone ogni piano. Alla fine del 1915 la 3° Armata era in possesso di Monfalcone, di Monte Sei Busi, delle pendici nord occidentali sul San Michele, delle pendici orientali del Podgora e del dosso nord-occidentale del Sabotino. Avevamo contato 154.000 caduti, 136.000 il nemico. Il terreno su cui si mosse l’esercito italia...

I fantasmi del Castello di Lagopesole

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E’ splendida la vista sulla rigogliosa valle di Vitalba di cui si gode dal Castello di Lagopesole. Ciò rende evidente l’importanza di questo edificio normanno-svevo per il controllo del territorio alle pendici del Monte Vulture, parte del comune di Avigliano, in provincia di Potenza. Sorge su collinetta alla quota di ottocentoventi metri sul livello del mare, lungo l’antico tracciato della Via Herculea che tagliava trasversalmente la regione collegando Venusia al litorale ionico, passando per Grumentum. Il complesso ha pianta rettagnolare e si sviluppa su due cortili separati da una cortina muraria interna. Sette le torri quadrate di cui quattrro angolari, una mediana e due binate poste in corrispondenza dell’entrata principale. Un massiccio mastio tipicamente normanno, il cosiddetto donjon, domina all’interno il cortile minore ed una suggestiva commistione di elementi locali, germanici e cistercensi concorrono a dare slancio e personalità alla struttura. Nell’Ottocento il Castello di ...

Gualtieri di Brienne, duca d’Atene e signore di Firenze

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Nel gennaio del 1342, Firenze, lacerata dalle fazioni interne e stanca della guerra con Pisa per il controllo su Lucca, richiamò a sè Gualtieri di Brienne, duca d’Atene, e, con una elezione fatta nel Consiglio del Capitano del Popolo, lo nominò suo difensore. Gualtieri, che conosceva bene la città perchè vi era stato anni prima in qualità di vicario di Carlo d’Angiò, duca di Calabria, era stato contattato alcuni mesi prima da un gruppo di mercanti fiorentini per conto del governo ed aveva accettato l’incarico propostogli. La guerra che vedeva coinvolta Firenze contro Pisa era insorta nel 1341. I fiorentini avevano acquistato da Mastino della Scala, signore di Verona, la città di Lucca ed il suo territorio, con tutti i castelli dipendenti, tranne quelli sottoposti ai Malaspina. Pisa, guidata da Ranieri Novello della Gherardesca ed intenzionata ad ostacolare l’ascesa della rivale, dal finire di agosto del 1341 aveva cinto d’assedio la guarnigione inviata dai fiorentini a presidiare Lucca...

Isabella d’Este

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Formatasi nella raffinata Ferrara, Isabella d’Este è un vero e proprio simbolo del Rinascimento. Fu una donna brillante, amante delle lettere e dell’arte, esperta in astronomia e musica, conoscitrice della danza e del liuto. Ammirata da Ariosto, che le donò la prima copia de L’Orlando Furioso, fu pure celebrata dal Tasso che raccontò come la natura le avesse regalato “quanto in donna è più gradito, valor, senno, bellezza oltre misura, fortuna”. Isabella d’Este sposò Francesco II Gonzaga per procura. Entrò a Mantova il 15 febbraio del 1490 raggiungendo la città a bordo di un sontuoso bucintoro che attraversò le acque del Mincio scortato da altre piccole colorate imbarcazioni. Lo sfarzo della cerimonia si protrasse per giorni. Mantova ospitò diciassettemila forestieri e visse tornei, cacce e giostre. Benché sia un matrimonio voluto dalla ragion di stato non sarà privo di amore, passione e gelosia. I rapporti col marito sembrarono ottimi sul nascera, ma da subito sul matrimonio pesarono a...

Buona Pasqua!!

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Djatlov, il passo della morte

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Il tema di questo articolo è uno di quei misteri veramente inquietanti. Quando appresi di questi lugubri fatti, rimasi letteralmente sbalordito, quasi agghiacciato. Oggi cercherò di farne una sintesi, mettendo in risalto le stranezze e anche le ipotesi più incredibili, senza però mai smettere di filtrare i fatti con la “lente” della ragione umana. Un particolare che l’uomo scorda spesso è che in molte zone del pianeta la natura selvaggia continua a resistere; basta spingersi un poco fuori città per accorgersi di questo: nei meandri di un bosco o in un passo montano è ancora tutto sommato facile perdere l’orientamento, essere colti dal freddo o dalle intemperie, oppure dover fronteggiare pericoli o minacce acuiti dal quasi totale isolamento dalla civiltà. La storia che stiamo per raccontare si situa proprio nell’ambiente montuoso e selvaggio degli Urali settentrionali: l’incidente del passo di Djatlov. LA SPEDIZIONE È il febbraio del 1959, e Igor Djatlov, 23 anni, guida una spedizione c...