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Napoleone Orsini ed Everso d’Anguillara

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Alfons de Borja y Cabanilles divenne papa nel 1455, col nome di Callisto III. Aveva 79 anni ed un passato di vescovo di Valencia e presidente del Consiglio Regio del Regno di Napoli sotto Alfonso d’Aragona. Fu incoronato papa il 20 aprile di quell’anno con una cerimonia che fu turbata dall’arrivo a Roma di un esercito di oltre tremila armati, quello di Napoleone Orsini. L’Orsini, figlio di Carlo di Bracciano, era accecato da una profonda inimicizia con un lontano cugino, Everso d’Anguillara, anche lui Orsini per parte di madre, che gli contendeva il possesso della contea di Tagliacozzo appartenuta al defunto zio Giovanni Antonio Orsini. Così, mentre la cerimonia pontificia si celebrava con larga pompa, in tutta Roma risuonarono tamburi di guerra e grida quando apparve, al Laterano, un esercito pronto ad assaltare le case dell’Anguillara in Campo dei Fiori. Delegati papali e camerari s’allertarono e dovette intervenire il Cardinale Latino Orsini, fratello di Napoleone, per calmare le ac...

L’assedio di Peschiera del Garda

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Il 21 dicembre del 1800 il generale di brigata Cassagne strappò agli austriaci diverse posizioni sul lato occidentale di Peschiera del Garda. Il 24 vi subentrarono gli uomini della Legione Polacca. Tutto si andava disponendo per apprestare l’assedio della fortezza… L’avvincente ricostruzione degli eventi è parte di una corposa opera dal titolo “Gli assedi italiani di Napoleone”, due tomi a cura di Livio Simone e Massimo Zanca, editi dall’Associazione Napoleonica d’Italia. I fatti di Peschiera si diramano a partire dal giorno di Natale, quando il generale Guillame Brune, al comando dell’Armée d’Italie, fece allestire un ponte di barche a Monzambano e passò il Mincio, coperto da un’azione diversiva condotta dalla Divisione Dupont presso Pozzolo. Le operazioni furono completate il giorno seguente, mentre Dupont, ignaro del prolungarsi dell’attraversamento del Mincio, spazzava via le postazioni austriache e prendeva Pozzolo, sostenuto dalla Divisione Gazan del corpo d’armata di Louis Gabri...

L'argento di Napoli

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  L'argomento " circolazione metallica preunitaria " è di quelli che scaldano, purtroppo a sproposito, l'animo degli amici Neoborbonici. I loro attacchi, di solito, si riconducono a 2 filoni principali. Il primo, che nasce da un errato¹ calcolo del Nitti², riguarda il " contributo " del circolante napoletano alla formazione della massa metallica totale. Il secondo verte invece sulla natura del circolante. Relativamente a questo secondo punto viene contestato il fatto che, praticamente, di sola moneta d'argento³ si trattava. Naturalmente i contestatori sono un gruppo variegato, dove si incontrano sia infelici che delirano su millemila tonnellate di oro circolante, sia persone più preparate che citano il Pannuti⁴. Nessuno contesta che la Zecca Napoletana nei 46 anni di esistenza del Regno abbia lavorato quantità ben più che dignitose di metallo giallo. Quello che costoro sconoscono sono delle particolarità del sistema monetario borbonico, che favorivano l...

Monet, la maturità

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La mostra del 1874, nei locali del fotografo Nadar, generò lo scompiglio nel mondo dell’arte. La nuova pittura era incompresa e derisa, gli impressionisti furono additati come incapaci e le loro opere subirono continui ribassi. Monet fu salvato dai collezionisti e da uomini d’affari che gli impedirono coi loro acquisti di oltrepassare l’orlo del fallimento. Lasciò Argenteuil e si spostò a Parigi, dove nacque un secondo bambino, ma le sue energie artistiche erano rivolte a dipingere la rue Montorgueil imbandierata, travolta dallo sventolio delle bandiere bianche, rosse e blue in un’atmosfera di festa colta dall’artista con immediatezza e luminosità. La tela testimonia con grande efficacia tutto il dinamismo dell’impressionismo, riesce a suscitare la sensazione, più che la visione, del giorno di festa, con una incisività di stile incredibile. Sul finire del 1879 però Camille muore. Monet la saluta con Camille sul letto di morte, una mestizia di pennellate sofferenti e tonalità di blu e g...

Le necropoli degli Irpini

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  Gli Irpini erano una delle quattro tribù che costituivano il popolo dei Sanniti. Erano stanziati in un’area coincidente approssimativamente con l’odierna Irpinia e traevano il loro nome dall’animale totemico del lupo. Si sa poco di loro, tutto è avvolto nella leggenda o assorbito dai più noti consangueni sanniti. Livio ci informa che abitavano in “vicatim”, cioè in piccoli villaggi rurali ed in caso di pericolo si rifugiavano su alture fortificate o meglio difendibili. Recenti scavi hanno portato alla luce una serie di necropoli di grande interesse. Sembra bizzarro eppure tutto è nato a seguito di normali lavori di aratura che finivano con l’attrarre l’attenzione di appassionati e studiosi perchè portavano alla luce frammenti di vario genere. I principali rinvenimenti si sono avuti in località “Addolorta”, ad est del centro abitato di Carife, in provincia di Avellino. Qui, numerose tombe, databili tra il IV ed il III secolo a. C., hanno consegnato agli archeologi una ricca docume...

Orvieto, quattro passi nella storia

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Orvieto siede su uno sperone tufaceo al confine tra Lazio, Toscana e Umbria, nella valle solcata dal Paglia. Nel suo cuore storico la Torre del Moro guarda ai quattro rioni, Stella, Sarancia, Olmo e Corsica. La città antica fronteggiò i romani e fu sconfitta da Celio Vibenna e ancora da Tito Coruncanio. Intorno al 264 a.C., però, infuriò la ribellione contro le classi aristocratiche delegittimate dalla sconfitta patita contro gli invasori e costrette ora a chiedere aiuto ad essi per riprendere il controllo della città. I romani ne approfittarono per distruggere l’abitato e imporre l’evacuazione del pianoro così ostico da conquistare. Gli etruschi furono obbligati a lasciare la loro città e a spostarsi sulle alture del lago di Bolsena. Solo all’apprestarsi del crollo dell’Impero, sotto la minaccia degli eserciti barbari, l’antica popolazione vulsina tornò in quella che era Urbs Vetus, la città vecchia, Orvieto. Della bellicosa Velza, fiorente centro commerciale e artistico, ripetute cam...

Longobardi, altro che barbari!

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  L’idea dei longobardi come popolo di selvaggi e sporchi guerrieri, insensibili all’arte ed alla cultura, è sconfessata dall’indagine archeologica. I reperti ermesi negli scavi di tutta Italia non lasciano più dubbi. Le sontuose cinture con guarnizioni in metallo prezioso o ferro ageminato, caratteristico dell’abito longobardo maschile, si affiancano a quelle femminili, più leggere, chiuse da piccole fibbie in bronzo, talvolte decorate da motivi geometrici, da cui pendevano un borsa in cuoio con guarnizione metalliche o in avorio. Degni di nota sono pure gli anelli matrimoniali a doppia losanga, produzioni d’argento e d’oro in cui non è rara la presenza di pietre, corniole incise, ametista, e le coppie di orecchini a forma di aquila e quelli con fibule a disco provenienti da Nocera Umbra e da Castel Trosino, nel Ducato di Spoleto. Non mancano splendidi esempi di collane in paste vitree di uno o più colori, con grani di coralli, d’ambra, di cristallo di rocca e di altre pietre, non...