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Nona monetina del Venerdì

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  Trattasi di una " 10 Lire " Vaticana del 1952, regnante Pio XII. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, 1,6 g di peso per 23,4 mm di diametro ed allineamento " alla Francese ", è realizzata in Italma ( 96,2% di alluminio, 3,5% di magnesio e 0,3% di manganese ). Presenta al diritto il busto, volto a Sx, di Papa Pio XII circondato dalla scritta  PIVS·XII P·M·AN·XIV Mentre al rovescio abbiamo la Prudenza, sovrastante la scritta PRVDENTIA  in piedi che separa il millesimo di produzione, a Sx, e l'indicazione del valore, a Dx, il tutto circondato dalla scritta CITTA DEL VATICANO P.S. La monetina è nata nella Zecca di Roma  P.P.S. Nel solo 1952 l'opificio Romano ne produsse ben 1,13 milioni di pezzi P.P.P.S. Anche in questo caso mi piace pensare che questa " sovrabbondanza " di pezzi da 10 Lire tra le mura Vaticane derivasse dal fatto che si trattava di un emissione pensata per i turisti, che le conservavano come ricordo della visita

Filippo Maria Visconti

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I domini lasciati da Gian Galeazzo Visconti furono divisi tra i suoi figli, Giovan Maria e Filippo Maria. Erano ancora adolescenti e la reggenza dello stato toccò alla madre, Caterina Visconti. Il governo, in mano ad una donna, apparve agli aristocratici dell’epoca, debole e si ritrovò travolto in una guerra civile con i vecchi fedeli di Bernabò Visconti levati in armi. Antonio Visconti di Giovannolo accusò i consiglieri di Caterina di mal governo e mise in tumulto la città. I rivoltosi posero accanto a Giovanni Maria un altro consiglio, di cui faceva parte lo stesso Antonio. I membri di questo consiglio furono fatti arrestare da Caterina che ricorse all’appoggio di Pandolfo Malatesta, Jacopo dal Verme e Facino Cane e coloro che riuscirono a fuggire da Milano chiesero aiuto a Giovanni Maria che riuscì a tenere il potere votandosi alla Francia, ma per farlo dovette far assassinare sua madre. Caterina, rinchiusa nel Castello di Monza, morì apparentemente per peste. L’atto miserevole comi...

L’emporio greco di Numana

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Il porto naturale di Numana per secoli rappresentò un sicuro rifugio per i naviganti greci ed il villaggio piceno che vi sorgeva a ridosso fu per loro il primo punto di scambi commerciali nell’area. Come poi Ankon, Numana era situata lungo la rotta che partiva da Iader, l’antica Zara, la rotta più seguita dai commercianti dell’Egeo, che risalivano la costa illirica e poi si proiettavano in Italia. Essa attraversava il mare aperto nel tratto più favorevole, appunto a Zara, dove minore era la distanza da superare per raggiungere la costa occidentale e dove il monte Conero offriva un sicuro punto di riferimento per la navigazione a vista. Primi abitanti di questa zona dell’Adriatico furono i siculi, secondo Plinio, poi seguiti dai piceni, come testimoniano i ricchi reperti archeologici trovati nelle necropoli. Il villaggio diventò però molto presto un emporio greco tra i più importanti dell’Adriatico e, prima della fondazione della colonia siracusana ad Ankon, ebbe grande splendore. L’app...

Settimo Bollo, Franco Bollo

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 Nel tentativo di evitare la dissoluzione del proprio Impero coloniale il Governo Parigino creò, nel 1946, l'Unione Francese, organismo politico composto dalla Francia, dai Territori d'Oltremare ( ex colonie ), dagli Stati Associati, Vietnam Laos e Cambogia, e dai Protettorati del Marocco e della Tunisia. A differenza del precedente Impero, tutti gli abitanti dell'Unione avevano lo status di " citoyen " e " tutti " partecipavano alle elezioni per decidere la composizione dell"Assemblée nationale. Inspiegabilmente le popolazioni indigene, che costituivano il 64,12% di tutti i Cittadini dell'Unione, erano insoddisfatte della possibilità di eleggere ben il 13,56% dei deputati dell'Assemblée, generando così una tensione politica che nel lungo periodo si dimostrerà esiziale per la soppresso dell'Unione stessa, tanto da costringere il Presidente De Gaulle nel 1958 a scioglierla e sostituirla con la Comunità Francese, libera associazione di Sta...

Ottava monetina del Venerdì

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Trattasi di una " 5 Lire " Vaticana del 1951, regnante Pio XII. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, 1 g di peso per 20,2 mm di diametro ed allineamento " alla Francese ", è realizzata in Italma ( 96,2% di alluminio, 3,5% di magnesio e 0,3% di manganese ). Presenta al diritto il busto, volto a Dx, di Papa Pio XII circondato dalla scritta  PIVS·XII P·M·AN·XV Mentre al rovescio abbiamo la Giustizia, sovrastante la scritta IVSTITIA  in piedi con spada e bilancia che separa il millesimo di produzione, a Sx, e l'indicazione del valore, a Dx, il tutto circondato dalla scritta CITTA DEL VATICANO P.S. La monetina è nata nella Zecca di Roma  P.P.S. Nel solo 1951 l'opificio Romano ne produsse ben 1,5 milioni di pezzi P.P.P.S. Mi piace pensare che questa " sovrabbondanza " di pezzi da 5 Lire tra le mura Vaticane derivasse dal fatto che si trattava di un emissione pensata per i turisti, che le conservavano come ricordo della visita.

L’ultimo Gioberti

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Nel 1851, in esilio a Parigi, Gioberti diede alle stampe il Rinnovamento civile d’Italia. E’ questo l’ultimo Gioberti, quello frustrato dalla bruciante sconfitta delle speranze unitarie e confederative. Non è più l’uomo del Primato, troppe delusioni, troppe polemiche, troppe esperienze di lotta l’avevano consumato, ed il libro lo dimostra. Il tallone d’Achille delle sue proposizioni era stato l’attribuzione della regia del piano unitario al Papa. Il pontefice s’era dimostrato arroccato su antitetiche opinioni, perfettamente in linea col “gesuitismo”. A quanti chiedevano a Gioberti se, dopo i fatti della Prima Guerra d’Indipendenza e della Repubblica romana, fosse ancora a favore di una confederazione incentrata sul pontefice, rispondeva ora che la missione spirituale per la quale la Chiesa era nata era sostanzialmente incompatibile col potere temporale dei papi e che la vita civile doveva essere libera dalle ingerenze di Roma. Gioberti guardò criticamente tutti gli accadimenti del 1849...

Elia della Costa, il cardinale che salvò Firenze

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Se le statue di Michelangelo e di Benvenuto Cellini, le pitture di Giotto e le preziose chiese fiorentine non finirono devastate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fu anche grazie all’opera del cardinale Elia della Costa. Eppure egli si servì solo del fascino artistico che Firenze esercitava sui nazisti per salvare in realtà la sua popolazione. Voleva che Firenze venisse dichiarata “città aperta” perchè non divenisse nè una piazza d’armi nè un bersaglio di guerra. Era corsa voce che i belligeranti avessero trovato un tacito accordo in merito, ma il cardinale sapeva che non esisteva alcuna garanzia per l’incolumità della città. Scrisse allora ad Hitler, pur sapendo che il fuhrer lo odiava sin dal 1938 quando, in occasione della visita del dittatore, aveva fatto lasciare le finestre del palazzo arcivescovile chiuse e si era rifiutato di partecipare alle celebrazioni del regime. Hitler gli rispose che considerava Firenze un gioiello d’Europa e che non l’avrebbe toccata, però ...