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Ottavo Bollo, Franco Bollo

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Il Valore odierno è un 3 Stotinki Bulgaro del 1919, stampato per celebrare il primo anniversario dell'incoronazione di Boris, Principe di Tarnovo, a Tsar del Tsarstvo Bŭlgariya. Nato a Sofia il 30 Gennaio 1894 ed ivi morto il 28 Agosto 1943 Boris Clemente Roberto Maria Pio Ludovico Stanislao Saverio di Sassonia-Coburgo-Gotha-Borbone-Parma è stato Tsar dei Bulgari dal 3 Ottobre 1918 fino alla sua morte. Salito al trono dopo l'abdicazione del padre il neosovrano dimostrò da subito di non essere inferiore all'Augusto Genitore in quanto ad incompetenza, riuscendo persino nella non facile impresa di superarlo!! Tra le tante bestialità da lui perpetrate in 25 anni, a puro titolo indicativo e senza nessuna pretesa di esaustività, voglio ricordare: 1 - Colpo di Stato del 9 Giugno 1923 - Deposizione ed assassinio del Primo Ministro Costituzionale Aleksandăr Stoimenov Stambolijski 2 - Colpo di Stato del 19 Maggio 1934 - Scioglimento del Parlamento e messa al bando dei partiti politic...

Nona monetina del Venerdì

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  Trattasi di una " 10 Lire " Vaticana del 1952, regnante Pio XII. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, 1,6 g di peso per 23,4 mm di diametro ed allineamento " alla Francese ", è realizzata in Italma ( 96,2% di alluminio, 3,5% di magnesio e 0,3% di manganese ). Presenta al diritto il busto, volto a Sx, di Papa Pio XII circondato dalla scritta  PIVS·XII P·M·AN·XIV Mentre al rovescio abbiamo la Prudenza, sovrastante la scritta PRVDENTIA  in piedi che separa il millesimo di produzione, a Sx, e l'indicazione del valore, a Dx, il tutto circondato dalla scritta CITTA DEL VATICANO P.S. La monetina è nata nella Zecca di Roma  P.P.S. Nel solo 1952 l'opificio Romano ne produsse ben 1,13 milioni di pezzi P.P.P.S. Anche in questo caso mi piace pensare che questa " sovrabbondanza " di pezzi da 10 Lire tra le mura Vaticane derivasse dal fatto che si trattava di un emissione pensata per i turisti, che le conservavano come ricordo della visita

Filippo Maria Visconti

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I domini lasciati da Gian Galeazzo Visconti furono divisi tra i suoi figli, Giovan Maria e Filippo Maria. Erano ancora adolescenti e la reggenza dello stato toccò alla madre, Caterina Visconti. Il governo, in mano ad una donna, apparve agli aristocratici dell’epoca, debole e si ritrovò travolto in una guerra civile con i vecchi fedeli di Bernabò Visconti levati in armi. Antonio Visconti di Giovannolo accusò i consiglieri di Caterina di mal governo e mise in tumulto la città. I rivoltosi posero accanto a Giovanni Maria un altro consiglio, di cui faceva parte lo stesso Antonio. I membri di questo consiglio furono fatti arrestare da Caterina che ricorse all’appoggio di Pandolfo Malatesta, Jacopo dal Verme e Facino Cane e coloro che riuscirono a fuggire da Milano chiesero aiuto a Giovanni Maria che riuscì a tenere il potere votandosi alla Francia, ma per farlo dovette far assassinare sua madre. Caterina, rinchiusa nel Castello di Monza, morì apparentemente per peste. L’atto miserevole comi...

L’emporio greco di Numana

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Il porto naturale di Numana per secoli rappresentò un sicuro rifugio per i naviganti greci ed il villaggio piceno che vi sorgeva a ridosso fu per loro il primo punto di scambi commerciali nell’area. Come poi Ankon, Numana era situata lungo la rotta che partiva da Iader, l’antica Zara, la rotta più seguita dai commercianti dell’Egeo, che risalivano la costa illirica e poi si proiettavano in Italia. Essa attraversava il mare aperto nel tratto più favorevole, appunto a Zara, dove minore era la distanza da superare per raggiungere la costa occidentale e dove il monte Conero offriva un sicuro punto di riferimento per la navigazione a vista. Primi abitanti di questa zona dell’Adriatico furono i siculi, secondo Plinio, poi seguiti dai piceni, come testimoniano i ricchi reperti archeologici trovati nelle necropoli. Il villaggio diventò però molto presto un emporio greco tra i più importanti dell’Adriatico e, prima della fondazione della colonia siracusana ad Ankon, ebbe grande splendore. L’app...

Settimo Bollo, Franco Bollo

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 Nel tentativo di evitare la dissoluzione del proprio Impero coloniale il Governo Parigino creò, nel 1946, l'Unione Francese, organismo politico composto dalla Francia, dai Territori d'Oltremare ( ex colonie ), dagli Stati Associati, Vietnam Laos e Cambogia, e dai Protettorati del Marocco e della Tunisia. A differenza del precedente Impero, tutti gli abitanti dell'Unione avevano lo status di " citoyen " e " tutti " partecipavano alle elezioni per decidere la composizione dell"Assemblée nationale. Inspiegabilmente le popolazioni indigene, che costituivano il 64,12% di tutti i Cittadini dell'Unione, erano insoddisfatte della possibilità di eleggere ben il 13,56% dei deputati dell'Assemblée, generando così una tensione politica che nel lungo periodo si dimostrerà esiziale per la soppresso dell'Unione stessa, tanto da costringere il Presidente De Gaulle nel 1958 a scioglierla e sostituirla con la Comunità Francese, libera associazione di Sta...

Ottava monetina del Venerdì

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Trattasi di una " 5 Lire " Vaticana del 1951, regnante Pio XII. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, 1 g di peso per 20,2 mm di diametro ed allineamento " alla Francese ", è realizzata in Italma ( 96,2% di alluminio, 3,5% di magnesio e 0,3% di manganese ). Presenta al diritto il busto, volto a Dx, di Papa Pio XII circondato dalla scritta  PIVS·XII P·M·AN·XV Mentre al rovescio abbiamo la Giustizia, sovrastante la scritta IVSTITIA  in piedi con spada e bilancia che separa il millesimo di produzione, a Sx, e l'indicazione del valore, a Dx, il tutto circondato dalla scritta CITTA DEL VATICANO P.S. La monetina è nata nella Zecca di Roma  P.P.S. Nel solo 1951 l'opificio Romano ne produsse ben 1,5 milioni di pezzi P.P.P.S. Mi piace pensare che questa " sovrabbondanza " di pezzi da 5 Lire tra le mura Vaticane derivasse dal fatto che si trattava di un emissione pensata per i turisti, che le conservavano come ricordo della visita.

L’ultimo Gioberti

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Nel 1851, in esilio a Parigi, Gioberti diede alle stampe il Rinnovamento civile d’Italia. E’ questo l’ultimo Gioberti, quello frustrato dalla bruciante sconfitta delle speranze unitarie e confederative. Non è più l’uomo del Primato, troppe delusioni, troppe polemiche, troppe esperienze di lotta l’avevano consumato, ed il libro lo dimostra. Il tallone d’Achille delle sue proposizioni era stato l’attribuzione della regia del piano unitario al Papa. Il pontefice s’era dimostrato arroccato su antitetiche opinioni, perfettamente in linea col “gesuitismo”. A quanti chiedevano a Gioberti se, dopo i fatti della Prima Guerra d’Indipendenza e della Repubblica romana, fosse ancora a favore di una confederazione incentrata sul pontefice, rispondeva ora che la missione spirituale per la quale la Chiesa era nata era sostanzialmente incompatibile col potere temporale dei papi e che la vita civile doveva essere libera dalle ingerenze di Roma. Gioberti guardò criticamente tutti gli accadimenti del 1849...