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Quarta Monetina del Venerdì

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La Monetina è abbastanza " tradizionale ", nel senso che le legende sono sia in caratteri arabi che latini. La mia attenzione è stata attirata dall'immagine della nave al Dritto e dall'identificativo del Potentato che ne ha ordinato la produzione, " South Arabia ". Questo nome mi aveva lasciato assolutamente perplesso, non riuscivo ad associarlo a nessuno stato esistente, od esistito... Alla fine una ricerca in rete mi ha permesso di apprendere che in quello che è il territorio dell'odierno, e martoriato, Yemen è esistita per un breve periodo, dal 1962 al 1967, un Confederazione di Reucci, sotto la benevola protezione di Sua Maestà Britannica, chiamata Federazione degli Emirati dell'Arabia del Sud!! In Inglese Federation of the Emirates of South Arabia. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, stato di conservazione oserei dire BB ed allineamento alla " Tedesca ", è realizzata in Cupronickel ( 75% di Rame) pesa 9,1 g per un diametro di 27,...

Il Santuario della Madonna di Oropa

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Percorrendo da Biella la statale 114 si giunge, dopo circa 12 chilometri, nella valle d’Oropa che si insinua con forte pendenza tra le valli del Cervo e dell’Elvo. Superato un fitto bosco, la strada conduse nella spianata dove sorge un magnifico santuario, quello della Madonna di Oropa. Il Santuario della Madonna di Oropa sorge a 1190 metri al centro di una complessa struttura religiosa, fatta di cappelle, chiese ed edifici costruiti nell’arco di millecinquecento anni. Questa storica cominciò con Eusebio, vescovo di Vercelli, che tornò dalla Terra Santa, sfuggedno alla persecuzione ariana, con tre statue della Vergine che consegnò una a Cagliari, una a Crea ed una terza ad Oropa. Quest’ultima statua lignea raffigura la madre di Cristo nell’atto di presentarsi al tempi con in braccio il bambino che tiene in mano una tortora. I suoi tratti e l’espressione del volto, come pure il drappeggio delle vesti richiamano caratteri arcaici ed orientali. Anche l’espressione del Bambino, che non ha ...

Tiziano ed i Farnese

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Col suo arrivo a Napoli, Carlo di Borbone ordinò il trasferimento in città della straordinaria raccolta d’arte ereditata dalla madre, Elisabetta Farnese. Così l’intera collezione Farnese si trova oggi conservata nei musei napoletani, anche l’incredibile quadreria voluta da papa Paolo III, ovvero Alessandro Farnese. L’amore per l’arte del pontefice portò a Roma, presso la sua corte Tiziano, artista che aveva già conquistato celebrità grazie alle committenze del padronato veneto, dell’Impero e della curia romana. A partire dal 1542, col ritratto del dodicenne Ranuccio Farnese, figlio del comandante dell’esercito pontificio Pierluigi e nipote di Paolo III, Tiziano riuscì a conquistarsi il favore della famiglia Farnese. Per loro, Tiziano realizzò non solo opere di soggetto sacro e mitologico, ma soprattutto ritratti di famiglia. L’importanza della raccolta di Capodimonte consiste nel fatto che, le opere di Tiziano conservata, ne permettono di seguire il percorso artistico fino alle esperie...

Il giovane Tommaso d’Aquino

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Tommaso d’Aquino, abbandonata l’abbazia di Montecassino, iniziò i suoi studi all’Università di Napoli. Era il 1230 ed aveva quindici anni. Si iscrisse alla facoltà di arte, all’epoca propedeutica alle altre tre facoltà dello Studium, quelle di teologia, di diritto e di medicina. Lo studio dell’arte nel Duecento non era inteso come studio delle arti figurative e prevedeva discipline come la grammatica, la scrittura, la logica e le scienze naturali. Tali materie erano insegnate sulla scorta delle opere aristoteliche, da insegnanti come Maestro Martino, per la grammatica e la logica, e Pietro d’Ibernia, per le scienze naturali, sotto i rettori Nicolò di Rocca, genero di Pier della Vigna, e Terrisio d’Atina. San Tommaso eccelse nella grammatica e nel componimento, non abbandonò però quelle aspirazioni religiose che aveva maturato nel monastero cassinese. L’Ordine dei Predicatori, fondato da San Domenico, aveva un ruolo cruciale nell’Università di Napoli. Il convento dei domenicani, infatti...

Secondo Bollo, Franco Bollo

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  Forse vi ho già detto che Lunedì 07 Settembre Adelfio Bozzato, titolare, assieme al fratello Adoriano, del Gran Bazar a Cavallino-Treporti ( Ve ), verosimilmente il miglior, e più conveniente, negozio di abbigliamento, giocattoli ed articoli da campeggio esistente nella Provincia di Venezia e forse dell'intero Alto Adriatico, mi ha fatto dono della Sua collezione di monetine, miniassegni & valori bollati. Durante i lavori di sistemazione della raccolta, saranno lunghi, posso lavorarci solo quando Giuli va al corso di ballo, Latino Intermedio, o alle prove di teatro, mi sono imbattuto in questo valore bollato, unico tra quelli presenti nella collezione ad essere stato emesso dal Regno dell'Arabia Saudita. Si tratta di un emissione bilingue, Arabo & Francese, destinata alla posta aerea. Il francobollo è viaggiato, presenta infatti l'annullo per quanto poco, o per niente, leggibile.  All'interno è raffigurato un aereo di linea, purtroppo non posso più avvalermi d...

Terza Monetina del Venerdì

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Mi aveva incuriosito per il suo profilo Decagonale e per l'assoluta assenza di caratteri latini... Le uniche scritte comprensibili erano il millesimo di produzione, 1979, e la tariffa, 10. Si, ma 10 cosa? Avevo provato ad armarmi di carta e penna, per tentare di traslitterare la scritta sotto al " 10 ". Senza successo... La prima lettera poteva essere una " D " la seconda una " N ", e già qui io mi ero emozionato pensando di trovare scritto " DNR cioè dinar " ma purtroppo il successivo vermetto stenografico non somiglia a niente che abbia mai visto... Potentato d'emmissione e valuta sembravano destinati a restare oscuri, ma per fortuna il Prof. Borghi dopo aver esaminato la monetina il mi scriveva che: " La moneta algerina reca scritto d[a]nānīr, il plurale di dīnār. " A questo punto la strada era tutta in discesa, ed un controllo sul Numista mi consentiva di recuperare qualche dettaglio tecnico.  La monetina, stato di conservaz...

Guido d’Arezzo, l’inventore delle note musicali

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Alcuni aspetti importanti della sua vita sono raccontati in Ad michahelem una lettera indirizzata ad un frate del monastero di Pomposa, dove risiedette per qualche tempo, ma la documentazione sulla figura di Guido d’Arezzo, l’inventore delle note musicali, è davvero scarna. Nacque in Toscana nel 990, ad Arezzo secondo il monaco benedettino Sigbert de Gembloux, e morì nel Monastero di Fonte Avellana intorno al 1030. Da bambino ricevette un’eccellente formazione musicale presso la scuola del duomo di Arezzo, dove in seguito divenne suddiacono, secondo l’archivio episcopale della cattedrale. Fu a Pomposa, vicino a Ferrara, dal 1013 e da qui, entrato in conflitto con l’abate della comunità per le sue innovazioni musicali e pedagogiche, fu spostato dal Vescovo Teobaldo ad Arezzo. Nell’undicesimo secolo, la notazione musicale persisteva sotto forma di neumi. Emersi nell’VIII secolo, questi segni grafici consistevano in lunghi melismi cantati su una sillaba e formule melodiche e ritmiche note...