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Djatlov, il passo della morte

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Il tema di questo articolo è uno di quei misteri veramente inquietanti. Quando appresi di questi lugubri fatti, rimasi letteralmente sbalordito, quasi agghiacciato. Oggi cercherò di farne una sintesi, mettendo in risalto le stranezze e anche le ipotesi più incredibili, senza però mai smettere di filtrare i fatti con la “lente” della ragione umana. Un particolare che l’uomo scorda spesso è che in molte zone del pianeta la natura selvaggia continua a resistere; basta spingersi un poco fuori città per accorgersi di questo: nei meandri di un bosco o in un passo montano è ancora tutto sommato facile perdere l’orientamento, essere colti dal freddo o dalle intemperie, oppure dover fronteggiare pericoli o minacce acuiti dal quasi totale isolamento dalla civiltà. La storia che stiamo per raccontare si situa proprio nell’ambiente montuoso e selvaggio degli Urali settentrionali: l’incidente del passo di Djatlov. LA SPEDIZIONE È il febbraio del 1959, e Igor Djatlov, 23 anni, guida una spedizione c...

Bufale sul Medioevo

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Nell’articolo Il Medioevo per gli storici contemporanei abbiamo fornito un’immagine molto diversa dell’Inquisizione, delle crociate, del rapporto degli uomini del Medioevo con la tecnologia e con il sapere rispetto a quella cui siamo avvezzi. Quest’oggi proseguiremo il nostro viaggio nell’ “età di mezzo” provvedendo a mettere in discussione ulteriori pregiudizi riguardo a quest’epoca. Si è parlato di crociate e Inquisizione… l’uso della violenza era più diffuso nel Medioevo? Rispetto ai nostri giorni possiamo dire di sì… o meglio, l’uomo antico e quello medievale avevano un rapporto diverso con la violenza: in tutta la storia antica l’uso della violenza è più diretto e diffuso. Oggi a nessuno di noi verrebbe in mente di prendere dei rivoltosi e di crocifiggerli lungo la strada: per gli antichi romani questo invece non era insolito. Nel Medioevo non si utilizzava più la crocifissione, ma si usava ancora il pugno di ferro per comandare. Carlo Magno è ricordato per aver fatto decapitare i...

Il medioevo per gli storici contemporanei

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Il Medioevo è un’epoca storica che ha subito, e continua a subire nell’immaginario collettivo, una notevole deformazione rispetto a ciò che realmente fu. A seguito del mio articolo sulle crociate, ho voluto esaminare più in generale l’età di mezzo, per cercare di fornirne un quadro più veritiero. Il Medioevo è da tutti considerata l’“epoca buia” per eccellenza; quanto c’è di vero in questo?  Molto poco. All’inizio del Medioevo si ebbe una certa instabilità politica: i nuovi “padroni” del continente europeo (Goti, Gepidi, Longobardi, etc) si trovarono spesso in lotta tra loro, o contro ciò che restava dell’Impero Romano (la parte orientale). A ciò si aggiunge una certa scarsezza delle fonti scritte, dovuta forse al fatto che, soprattutto all’inizio delle invasioni, le popolazioni germaniche non avevano ancora una cultura scritta, ma si basavano prettamente sulla tradizione orale. Tale situazione però non rimase affatto immutata nel corso di tutto il Medioevo, anzi si evolvette rapid...

Crociate e interesse economico: quanto c’è di vero?

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  Nel 1989 il giornalista e scrittore francese Amin Maalouf, di fede islamica, pubblicò un saggio intitolato “Le Crociate viste dagli Arabi”. In tale lavoro l’autore cerca di esprimere in maniera chiara ed esplicita un’unica tesi. Per comprendere tale tesi farò esplicito riferimento alla quarta di copertina dell’opera, che vi riporto nella sua parte più descrittiva: “Luglio 1096: fa molto caldo sotto le mura di Nicea. All’ombra dei fichi, nei giardini fioriti, circolano notizie inquietanti: una truppa formata da cavalieri, fanti, ma anche donne e bambini, marcia su Costantinopoli. Si dice che portino, cucite sulla spalla, delle croci in tessuto e che vengano a sterminare i musulmani fin dentro Gerusalemme. Resteranno due secoli in Terra Santa, saccheggiando e massacrando in nome del loro dio. Un’incursione barbara compiuta dall’Occidente contro il cuore del mondo musulmano segna l’inizio di un lungo periodo di decadenza e oscurantismo, e l’eco della violenza di quell’attacco si fa ...

Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto e di Pescara

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Una imponente tela conservata al Museo Nacional del Prado, a Madrid, ci consegna le immagini di Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto e di Pescara, mentre arringa le sue truppe in armatura cinquecentesca. Con ogni probabilità il dipinto fu nelle collezioni dei Gonzaga a Mantova e poi nelle raccolte di Carlo I d’Inghilterra per essere, a partire dal 1666, catalogato nei beni dei re di Spagna all’Escorial. Un tripudio di volti e lance colma l’orizzonte mentre accanto al condottiero, il piccolo figlio Ferrante, anch’egli in armatura, sembra già promettere di voler seguire le orme paterne. Ci riuscirà: il piccolo, che portò il nome dello zio Fernando d’Avalos, illustre condottiero sotto le insegne di Ferdinando il Cattolico e Carlo V, nato a Napoli nel 1490, fu, come il padre, Governatore del Ducato di Milano e poi Viceré di Sicilia; rappresentante di Filippo II al Concilio di Trento, fu Grande di Spagna e Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro. Nell’anno in cui fu ritratto accanto al padre,...

Ordine dell’Aquila Estense

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In pieno Ottocento, nella corte estense ancora mancava un vero e proprio ordine equestre. La necessità era avvertita dalla nobiltà che auspicava un segno distintivo della fedeltà al Duca ma anche dalla borghesia che, attraverso un siffatto ordine, avrebbe potuto avere un più facile viatico per frequentare la corte. L’Ordine della Trivella d’Oro, con preciso riferimento al noto strumento di perforazione che figurava nello stemma di Modena, venne costituito il 30 aprile del 1658 da Francesco I, Duca di Modena. Non ebbe vita lunga e, infatti, se ne perdono le tracce già nel 1658. I primi decorati furono il Gran Maestro Francesco I, il principe Almerigo, il Conte Ludovico Coccapani e il Marchese Bonifacio Rangoni. Ne facevano dunque parte i nobili più importanti nella società modenese. Il segno distintivo era una trivella d’oro che veniva consegnata dal Gran Maestro con l’obbligo di portarla appesa ad una “trezza di tre colori differenti portata ad armacollo dalla parte sinistra”. Non farl...

Memorie della Grande Guerra: il campo di prigionia di Sigmundsherberg

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Il campo di prigionia di Sigmundsherberg fu costruito sul finire del 1914 per il concentramento dei prigionieri russi, ma nel 1916 divenne campo di prigionia per soli soldati italiani. Fu uno dei più grandi campi di prigionieri di guerra, poteva contenere 40.000 uomini, ma in realtà i detenuti risultarono sempre in numero superiore, probabilmente raggiunsero le 125.000 unità. Nel solo 1916 oltre 50.000 prigionieri, suddivisi in squadre, partirono dal campo di Sigmundsherberg per lavorare in fabbriche e miniere dell’Austria-Ungheria, alcune squadre parteciparono alla costruzione della ferrovia di Vienna che doveva collegare la Nordwestbahn alla Nordbahn ed agevolare il transito dei treni diretti al fronte orientale carichi di materiale bellico. L’infrastruttura, lunga 4 chilometri con 220 arcate, fu realizzata in tempi rapidi e la gente del posto la soprannomino “Italienerschleife”, la “bretella degli italiani”. Nell’agricoltura furono impiegati decine di migliaia di ex soldati, che all...