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Visualizzazione dei post da luglio, 2025

Battaglia di Friedland

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  La Battaglia di Friedland fu tra i più noti successi di Napoleone. I francesi trionfarono sull’esercito russo guidato dal conte Levin August von Bennigsen il 14 giugno del 1807. Quasi 23 ore di combattimenti segnarono la fine della Guerra della Quarta Coalizione. Il 26 maggio 1807 la Grande Armée riprese la sua marcia. Napoleone la diresse a Konigsberg dove le truppe dello zar, guidate dal generale von Bennigsen, erano determinate a proteggere i numerosi magazzini della città che garantivano la fornitura delle sue truppe. Il primo scontro si ebbe il 10 giugno, quando Jean-de-Dieu Soult e Murat furono respinti ad Heilsberg, sul fiume Alle. I russi, però, temendo di restare tagliati fuori da ogni comunicazione con le retrovie, proseguirono verso Friedland in modo da poter attraversare l’Alle ed avvicinarsi a Konigsberg. Un primo distaccamento, la cavalleria del generale Galitzine responsabile di garantire il passaggio, attraversò il fiume il 13 giugno respingendo un primo nucleo fr...

La notte tra il 29 ed il 30 giugno 1849 e la difesa sul Gianicolo

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  Giuseppe Garibaldi ha avuto innumerevoli studiosi, che a centinaia ed a migliaia hanno scritto di lui: italiani, americani, inglesi, francesi, tedeschi, giapponesi… Uno dei migliori biografi di Garibaldi, secondo alcuni addirittura il migliore in assoluto, rimane però Georges Macaulay Trevelyan, autore di una memorabile trilogia sull’Eroe dei Due Mondi, in cui trattò della difesa della repubblica romana nel 1849 (vol. I), della liberazione della Sicilia nel 1860 (vol. II), della vittoria finale sul regno delle Due Sicilie (vol. III). Questi scrisse i suoi libri dopo aver personalmente intervistato molti testimoni e protagonisti degli eventi descritti ed aver visitato i luoghi in cui si erano svolti, riportando nei testi una copiosa mole di dati che altrimenti avrebbero potuto andare perduti per sempre. Il Trevelyan, il maggior storico inglese della sua generazione, ebbe fra i suoi pregi uno stile narrativo limpido ed elegante. Eccone un breve estratto, proveniente dal suo “Gariba...

Corrado II ed il Constitutum de beneficiis

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  Il Constitutum de beneficiis dell’Imperatore Corrado II il Salico, questo editto sui benefici del regno italico, può ben dirsi l’atto di nascita del feudalesimo perché riconosce giuridicamente la pratica dell’irrevocabilità e dell’ereditarietà dei piccoli feudi. Storicamente fu un colpo per l’alta feudalità, in particolare per il grande feudalesimo ecclesiastico d’Italia. Qui Pavia si era ribellata distruggendo il palazzo imperiale, poi fu la volta di Lucca, di Parma, di Milano. Ovunque c’erano discordie interne alla feudalità. Proprio in Lombardia, l’Arcivescovo di Milano, Ariberto di Intimiano,era venuto in contrasto con i feudatari minori che rivendicavano il diritto di lasciare in eredità ai loro figli i propri feudi, cosa prevista per gli alti feudatari dal Capitolare di Quierzy. Corrado II si schierò al loro fianco ed a ciò seguì l’arresto dell’arcivescovo che fino ad allora era stato stretto alleato dell’Imperatore. Il fatto suscitò forte sdegno tra i milanesi che si solle...

Risorgimento come rivoluzione borghese

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  Il Risorgimento come rivoluzione (mancata, riuscita, fallita o riuscita a metà) ebbe un concreto carattere borghese e capitalistico riscontrabile dalla soppressione delle barriere doganali e la costruzione di una rete ferroviaria capillare per consentire lungo tutta la penisola la circolazione delle merci. E’ molto interessante notare come nel corso dei fatti del Risorgimento l’abbattimento delle dogane seguì con prontezza l’annessione politica. L’8 ottobre 1859 avvenne la fusione doganale tra Toscana, Romagna e Modena, il 10 dello stesso mese quella fra Piemonte, Lombardia, Piacenza e Parma, l’anno seguente si unirono al territorio doganale l’Umbria, il 22 settembre, le Marche, il 5 ottobre, le Due Sicilie, il 30 ottobre. Queste annotazioni sono interessanti perché sono rivelatrici del carattere rivoluzionario borghese che assunse l’unificazione italiana. La borghesia, che nei vecchi stati preunitari si era vista soffocare, repressa e schiacciata nei diritti politici ed in quell...

La battaglia di Estella

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  Rapporto ufficiale del generale Dorregaray a Carlo VII sulla battaglia di Estella estratto da La Frusta numero 154 del 10 luglio 1874. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”. *** Sire, Grande è il mio giubilo nell’aver l’alto onore di sottoporre al sovrano conoscimento di V. M. i particolari della gloriosa battaglia guadagnata dall’eroico esercito reale durante i giorni 25, 26, 27 del corrente nei campi di Abarzuza contro l’esercito della repubblica. Molto meglio sarebbe, o Sire, se non dovessimo lamentare, in questo entusiastico paese la distruzione dei suoi campi e dei villaggi incendiati dalle orde repubblicane. Però, Iddio, che vegli prodigiosamente e visibilmente sul nostro esercito, ha voluto ricompensarlo concedendo alle sue armi la vittoria più completa e decisiva che abbiamo ottenuto in questa campagna, e con poche perdite, sempre però sensibili, nei luoghi stessi testimoni dei delitti dei...

La battaglia di Somorostro

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  Rapporto ufficiale del generale Ollo al generale Elio sulla battaglia di Somorostro del 24 febbraio 1874 estratto da La Frusta numero 56 del 10 marzo 1874. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”. *** Il Dio degli eserciti si è degnato accordare ieri alle armi di N. S. il Re (che Dio guardi) la vittoria più segnalata della presente campagna: essa sarà una pagina di gloria per la Spagna Cattolica. Voi conoscete l’importanza ragionevole che il nemico attribuiva alle nostre operazioni contro Bilbao: approfittando delle vie ferrate, poté egli, dopo una finta sopra Estella, concentrare 25,000 uomini sulla linea di Castro-Urdiales e le alture di Somorostro. L’avanguardia di questo corpo d’armata, comandata da Primo de Rivera (gravemente ferito ieri, come dicono i prigionieri) uscì il giorno 15 da Castro-Urdiales, dirigendosi su Salto-Caballo. Il generale D. Castor Andechaga venne a sbarrargli il passo con...

Storia del Cristianesimo: la beata Margherita da Città di Castello

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  Margherita nacque nel 1287 a Metola, un borgo fortificato nella valle del Metauro, da Parisio ed Emilia, una coppia benestante d’origini nobili. Era una bambina cieca e storpia e alcun medico riuscì a curare la sua infermità. I genitori, disperati, si recarono in pellegrinaggio a Città di Castello, in provincia di Perugia, sulla tomba di un francescano, il Beato fra Giacomo, di cui si raccontavano prodigi. Sì misero a pregare ma non riscontrarono alcun esito miracoloso nella loro figlia e allora ritennero meglio abbandonarla. Pensarono che Margherita, con la sua infermità, potesse rappresentare una vergogna per la loro condizione aristocratica e se ne separarono all’istante. La lasciarono, in segreto, nella chiesa e tornarono a casa senza più preoccuparsi della sorte di quella piccina che all’epoca aveva solo sette anni. Quando Margherita si accorse di essere rimasta sola, capì tutto e si mise a pregare. Fu allora che alcune donne del popolo, sopraggiunte per pregare, si accorser...

La Battaglia di Rovereto

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  La Battaglia di Rovereto ebbe luogo il 18 fruttidoro dell’anno IV della rivoluzione francese (4 settembre 1796 secondo il calendario giuliano) e si svolse fra le truppe francesi dell’Armata d’Italia, condotte da Napoleone Bonaparte, e le forze austriache del generale Davidovitch. Abbiamo già presentato la narrazione delle vicende fatta direttamente da Napoleone. Quella che segue è una relazione tenuta da Girolamo Andreis all’Accademia degli Agiati il 19 luglio del 1854, estratta da Il Messaggero Tirolese del 1834. *** Il giorno 16 agosto dell’anno 1196 la provinciale Deputazione eletta pel Tirolo meridionale bandiva dalla sua sede in Bolzano un editto annunziante ai tirolesi italiani, che il pericolo della guerra accostavasi ai confini della provincia, ed eccitavali ad un’ora a dare novelle prove dell’innato loro valore coll’aumentare il numero delle compagnie, che stavano alla difesa dei confini medesimi. A questo tempo era subentrato al comando dell’armata imperiale d’Italia il...

Le merci movimentate nei porti nel primo decennio unitario

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  L’articolo La mancanza di porti nel Regno delle Due Sicilie presente su questo sito appartiene a quell’elenco di pubblicazioni con le quali, dati alla mano, abbiamo provato a sfatare una certa mitologia contemporanea poggiante su ricostruzioni storiche decisamente barcollanti. Ciò che ci spinge a tornare sull’argomento è un interessante commento critico in cui si è sostenuto che nel decennio 1861-1871 nel resto d’Italia solo due porti, quelli di Genova e Venezia, fossero considerati davvero importanti, inseriti in un più ampio elenco di dodici, e che sette porti del Sud avessero una movimentazione di gran lunga superiore a quella dei restanti italiani. A tal riguardo si è citato l’Annuario Statistico Italiano (anno I, 1878, pp. 14-15). Asserzioni di questo genere sembrano decontestualizzate e impostate su una lettura vacillanti delle fonti. Fino al 1919, infatti, la parte settentrionale del Regno d’Italia era fortemente deficitaria di coste rispetto al resto della penisola, gli u...

Storia del Cristianesimo: le chiese paoline

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  Paolo, divenuto ben presto l’apostolo dei pagani, nel suo epistolario ci mette a conoscenza delle diverse chiese da lui fondate. Chiaramente Paolo non può affatto definirsi fondatore in assoluto della Chiesa, poichè essa già esisteva prima di lui ed anzi fu il bersaglio del suo zelo persecutore. Parliamo esclusivamente delle chiese di Tessalonica, Corinto, Efeso, Filippi, Colosse, Roma… tutte città molto importanti nell’impero romano, tutte poste lungo fondamentali arterie di comunicazione. Se la Chiesa di Gerusalemme operava sotto la guida dei Dodici, le chiese paoline erano sottomesse ai capi della chiesa d’origine, ai membri che avevano dato prova di saggezza e santità di vita e che erano chiamati anziani e vescovi. Vi erano inoltre diaconi, sia uomini che donne, che collaboravano abitualmente coi capi, vi erano evangelisti, ordinati per proclamare la parola, e vi erano, infine, vedove, una categoria particolare, addetta a mansioni di servizio (G. Vigini, Dizionario del Nuovo ...

Il suicidio di Napoleone

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  Una stanza riccamente arredata in penombra. La flebile luce di alcune candele a rischiarare l’oscurità della notte. Sul letto, avvolto in lenzuola di seta, un uomo tossisce ripetutamente, sopraffatto da conati che spezzano il faticoso respiro. Al suo capezzale tre uomini che assistono a quella prolungata agonia. Con la voce flebile di un uomo morente colui che fino a poco tempo prima era stato il dominatore d’Europa, l’imperatore Napoleone Bonaparte, pronuncia quelle che paiono le sue ultime parole. E’ la notte del 12 aprile 1814, e l’astro di Napoleone sta per spegnersi definitivamente. Il giorno prima ha firmato l’atto di abdicazione che i suoi nemici, ormai padroni di Parigi, gli hanno imposto. Fino all’ultimo attraverso l’espediente della reggenza della madre aveva cercato di conservare il trono per suo figlio, nella speranza che i parenti austriaci accettassero ameno questo compromesso. Ma non c’era stato nulla da fare. «Avendo le potenze alleate dichiarato che l’imperatore ...

La decimatio, punizione esemplare del legionario romano

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  Negli ultimi anni della Repubblica Romana, Marco Licinio Crasso si occupò della campagna militare contro la ribellione del gruppo di schiavi guidato da Spartaco. Il ribelle tracio era riuscito a sconfiggere diverse legioni, il che rappresentava un duro colpo per l’orgoglio romano. Nominato pretore allo scopo di reprimere Spartaco, Crasso iniziò le operazioni provando ad assicurarsi il valore dei suoi uomini rispolverando la punizione arcaica della decimatio contro le legioni che erano fuggite nelle battaglie sino ad allora svolte. Di cosa si trattava? La decimatio era probabilmente il più atroce tipo di punizione in auge nell’esercito romano. Veniva esercitata contro le legioni che avevano osato fuggire in battaglia o che si ammutinavano e consisteva nel formare gruppi di dieci soldati ed in ognuno di essi, per mezzo d’un sorteggio, un uomo veniva scelto e punito dai suoi nove compagni con la lapidazione o bastonate. Chi si rifiutava di farlo veniva giustiziato, mentre chi soprav...

Carlo Emanuele IV terrorizzato dalla Rivoluzione

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  Nell’ottobre del 1796, Carlo Emanuele IV, succeduto a Vittorio Amedeo III, represse nel sangue una cospirazione rivoluzionaria scoppiata a Pallanza, nell’alto novarese. Fu condannato alla forca l’avvocato Giuseppe Antonio Azari, il 19 novembre del 1796, che era il principale organizzatore del moto. Il corpo d’Azari come monito per la sua gente, dopo l’impiccagione fu bruciato. L’anno dopo, nel luglio del 1797 Carlo Emanuele IV represse una seconda rivolta, stavolta scoppiata ad Asti dove i giacobini avevano costituito una repubblica di cui era stato eletto presidente l’avvocato Secondo Arò. La resistenza degli insorti non durò molto e nel cuore della notte, il castello di Asti fu abbandonato. Arò, non volendo fuggire, rimase in città e fu fucilato il 2 agosto del 1797.   Infine un secondo tentativo rivoluzionari a Torino portò all’arresto del medico Ignazio Boyer che aveva guidato i rivoltosi ad impadronirsi dell’arsenale della città e delle sue porte in combutta con il...

La mancanza di porti nelle Due Sicilie

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  La mancanza di porti nelle Due Sicilie rappresentò un gravoso freno allo sviluppo economico. L’opinione secondo cui il governo borbonico costruì poche strade, ed ancor meno ferrovie, perchè puntò sempre sul trasporto marittimo, non trova riscontro nella realtà dei fatti. Nelle Due Sicilie mancavano porti e quelli che c’erano erano obsoleti ed insicuri. Il commercio interno dunque non era affidato al mare e addirittura intere regioni costiere non avevano porti. E’ il caso della Calabria meridionale, denunciato da Giuseppe Antonio Pasquale subito dopo l’unità (Relazione sullo stato Fisico-economicoagrario della prima Calabria ulteriore, Napoli 1863): “Per vie di sbocchi a questa provincia ne presenta assai il mare. Ma una provincia come questa, cinta (pel suo lato occidentale, meridionale, ed orientale, e per una lunghezza di circa 220 chilometri) dal mare, non ha porto, nè naturale, nè artificiale; ha purnondimento moltissima costa approdatale. Nessuna opera d’arte che possa agevo...