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Visualizzazione dei post da settembre, 2025

La battaglia di Rossbach

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  Il 5 novembre del 1757, presso il villaggio di Rossbach, in Sassonia, il re di Prussia Federico il Grande, in netta inferiorità numerica, sconfisse gli alleati franco-austriaci dopo soli novanta minuti di combattimento e poche centinaia di vittime. La battaglia si svolse nel contesto della Guerra dei Sette Anni. Da circa un anno i prussiani avevano invaso la Sassonia ed ora si ritrovavano in affanno, intrappolati tra gli eserciti nemici, consapevoli pure che i russi stavano per attaccare la Prussia orientale e che gli svedesi avevano invaso la Pomerania. Federico fu costretto a ripiegare ed a ritirarsi dai territori che aveva conquistato. Tentò ripetutamente di portarsi in posizione favorevole per dare battaglia e così, dopo diverse settimane di marcia attraverso la Sassonia, passò il fiume Saale e si accampò fuori Rossbach. I nemici erano alle calcagna. Federico aveva ventiduemila uomini, il nemico ne contava quarantaduemila, sotto il comando congiunto del principe Soubise di Fr...

Tasso e la Gerusalemme Liberata

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  L’Italia annovera diversi poemi epici. Cantò la seconda guerra punica il Petrarca nell’Africa e, come lui in esametri latini, scrissero Sannazzaro il De Partu virginis e Girolamo Vida la Cristiade. In volgare scrissero Angelo Ambrogini, noto come il Poliziano, della giostra di Firenze del 1478 – opera lasciata incompiuta per l’assassinio di Giuliano de’ Medici suo protagonista – e poi Giangiorgio Trissino che, in verso sciolto, compose l’Italia liberata da’ goti. Nessuno raggiunse però la fama della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Il Tasso resta tutt’oggi un maestro, anzitutto nel lavoro di imitazione poetica, tessendo il vero reale come il vero immaginato, ritraendo quello che non è mai stato in modo che appaiano verosimili. Così, per sempio, non è vero che Erminia, uscita notte tempo dalle mura di Gerusalemme per soccorrere Tancredi ferito in combattimento con Argante, sia stata sorpresa ed inseguita da cavalieri cristiani finendo in una selva dove trova ospitalità nell...

Ezzelino, il “terror Italiae”

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  “E quella fronte che ha il pel così nero, / E’ Azzolino”, scrisse il Sommo Poeta d’una delle figure più interessamti e spietate del Duecento, così feroce ed impietosa da affiancarsi come “terror Italiae” allo “stupor mundi”. Ezzelino III da Romano, conquistò la Marca Trevigiana con undici anni di sangue, il sacco di Vicenza, l’assassinio di Vado e Jacopo di Carrara, di Battista della Porta, di oppositori e loro familiari. Sostenne Federico II e ne sposò la figlia, poi, isolato e senza vie di fuga fu inseguito e sconfitto da Martino della Torre, capo dei guelfi di Milano. Le sue origini erano germaniche. Nel 1026, Corrado il Salico valicò le Alpi e venne a farsi ungere imperatore. Al suo seguito, un signore svevo di nome Etzel fu così colpito dal clima italiano dal voler restarvi come vassallo dell’Imperatore, ottenne allora Onara, poi Romano, nella Marca Trevigiana, e, infine, fu investito dal Vescovo di Vicenza anche di Bassano. Suo nipote Ezzelino il Balbo seguì Corrado III e L...

I Regni di Napoli e Gerusalemme

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  La Croce di Gerusalemme, dal 1277, entra a far parte dello scudo di Carlo d’Angiò e poi in quello del Regno di Napoli fino a giungere a rappresentare il regno stesso nell’araldica dei Re di Spagna e dei Borbone-Due Sicilie. Come mai? Gli Angioini di Napoli alle Crociate Norman Housley (I registri angioini ricostruiti e le crociate, in Per la Storia del Mezzogiorno Medievale e Moderno, 1998) è stato forse il primo studioso a enfatizzare il ruolo del Regno di Sicilia nelle crociate. Egli scrive: “Fondato solo trenta anni dopo il regno di Gerusalemme, il Regno era locato convenientemente non solo per l’invio di navi, truppe e provviste vitali agli Stati latini a Levante, ma anche per assistere, con le sue facilità di ancoraggio, e le sue abbondanti riserve di grano, di viveri e di cavalli, gli altri crociati che si dirigevano ad est”. Da Carlo d’Angiò a Carlo di Calabria, figlio di re Roberto, tutti gli Angioini di Napoli presero parte alle crociate, in un periodo, tra l’altro, in c...

Maria Maddalena in Provenza

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  Attorno all’anno 40, Maria Maddalena, in fuga dalle persecuzioni scatenate dopo la Pentecoste in Palestina, giunse in Provenza. La accompagnavano sua sorella Marta, suo fratello Lazzaro, la serva Sara la Nera, Maria di Cleofa, madre dell’apostolo Giacomo il minore e cognata della Madonna, Maria Salomé, madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni, il discepolo Massimino e Sidonio, l’uomo a cui Cristo curò la cecità. Secondo La Leggenda d’Oro di Jacopo da Varagine questo gruppetto avrebbe dato inizio all’evangelizzazione della Francia. Maria Maddalena è al centro di varie ricostruzioni storiche. Secondo i Vangeli è una delle donne che “assistevano Gesù con i loro beni” per una grazia ricevuta, la liberazione da “sette demoni”. Era presente alla Passione e alla Crocifissione di Gesù, c’era alla sua morte, alla deposizione dalla croce e all’inumazione del corpo nella tomba di Giuseppe di Arimatea e fu lei, di primo mattino, assieme a Maria di Cleofa e a Maria Salomé, ad andar...

Storia del Cristianesimo: il battesimo di Gesù

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Epifania, Teofania e Festa delle luci, i cristiani hanno utilizzato questi tre termini per definire il battesimo di Gesù sul Giordano. I tre termini hanno connotazioni diverse… Teofania pone l’accentò sulla manifestazione di Dio, uno e trino. Così gli orientali cantano: “Trinità, Dio nostro, oggi sei apparsa indivisibile. Il Padre, infatti, ha dato una chiara testimonianza del Figlio, lo Spirito in forma di colomba è disceso dal cielo, il Figlio ha chinato il suo capo intemerato davanti al Precursore ed essendo stato battezzato ha riscattato l’umanità dalla schiavitù quale amico degli uomini” (Inno, Grande Ora II, tono IV). Epifania invece ha più un connotato cristologico. San Giovanni Crisostomo disse “perchè chiamiamo Epifania non già il giorno della nascita, ma quello in cui ha ricevuto il battesimo? Perchè la sua manifestazione a tutti gli uomini non avvenne al momento della sua nascita, ma del suo battesimo, dato che fino ad allora molti non l’avevano conosciuto” (Omelia 37 sul Ba...

Le feste carnevalesche di Testaccio

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  Il conferimento della cittadinanza romana e del patriziato a Giuliano de Medici, fratello di papa Leone X, nel 1513, fu forse la più sfarzosa festa del secolo alla corte romana. Per l’occasione, venne edificato, sul Campidoglio, un grandioso teatro in stile classico, tutto fatto in legno e tele dipinte, dove si recitò il Penulo di Plauto. Nello stesso teatro fu poi dato uno sfarzoso banchetto con ben sessantasette portate. La venuta a Roma di Carlo V, nel 1536 non fu celebrata con tanta magnificenza, nè lo fu il corteo di carri carichi di grano che salvarono la città dalla penuria negli anni di Giulio III, neppure ebbe egual pompa il ritorno di Marcantonio Colonna dopo la vittoria di Lepanto, nel 1571. Erano stati tutti eventi celebrati con carri addobbati, caroselli, fuochi, cortei e tavole imbandite di cibo per ore e ore. Famoso fu pure il torneo bandito da Pio IV per festeggiare le nozze dei nipoti Ortensia Borromeo e Annibale Hohenems. Tuttavia ciò che il popolo romano più am...

L’eleganza e la vanità alla corte di Ludovico il Moro

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  Milano ai giorni di Ludovico il Moro era affollata di dame e cavalieri, francesi e milanesi, e di cavalli ricoperti di fastosi ornamenti. Cacce col falco, cacce col cane, cacce al cinghiale, feste, rappresentazioni teatrali, ogni occasione permetteva un incredibile sfogio di vesti, gioielli e acconciature. Beatrice d’Este, chiamata novarum vestium inventrix dal Calmette, lavorava per intere settimane con le sue dame di corte alla lavorazione di abiti che dovevano sorprendere il marito Ludovico e le altre signore milanesi. Mutava colori, stoffe, tagli e finì con l’accumulare ottantaquattro vesti, cifra sbalorditiva per il Quattrocento. Alla più bizzarra di esse dette il nome di “porto de Genoa” perchè v’erano ricamati due fari, uno davanti e l’altro dietro, che ricordavano i fari che segnavano le rotte dei naviganti liguri, mentre altri due fari, di proporzioni più piccole, erano ricamati sulle maniche. Beatrice d’Este amò esibire abiti sfarzosi sobrattutto nelle cacce, quando cav...

Il gotico alla corte angioina di Napoli

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  L’enorme impiego di artisti franco-provenzali chiamati in città da Carlo d’Angiò e dai suoi successori diede meravigliosi risultati architettonici nelle chiese Napoli. Il nostro viaggio potrebbe iniziare dalla Chiesa di San Pietro a Maiella, costruita alla fine del Duecento, con il goticismo di archi, volte delle navate minori e campanile. L’opera delle maestranze transalpine trovò espressione soprattutto negli accostamenti di giochi chiaroscurali, interni alti, austeri e maestosi e tipici archi a sesto acuto. L’esempio più fulgido di queste presenze doveva essere il Duomo, ma oggi esso appare profondamente diverso nel suo aspetto da quello voluto da Carlo II. Alla fabbrica angioina appartengono i due leoni stilofori del portale maggiore e la Madonna con il bambino della lunetta, opera di Tino da Camaino, mentre, all’interno, solo la Cappella di Sant’Aspreno presenta ancora forme gotiche, nel profilo delle ogive, negli archi, nelle navatina, nella diffusa decorazione vegetale. Al...

Il Tribunale di Norimberga

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  Alla fine della Seconda Guerra Mondiale fu necessario procedere alla condanna dei responsabili di tanto orrore. Fu per questo che nacque il Tribunale Militare Internazionale che tenne il suo primo processo a Norimberga. Dinanzi alle pressioni esercitate dai governi in esilio insediati a Londra, il governo britannico si pose, già nel corso del conflitto, il problema del trattamento da riservare ai responsabili dei crimini commessi dalle potenze dell’Asse. Erano state denunciate le atrocità commesse sulla popolazione civile nei territori occupati dai nazisti, la decimazione dei ceti dirigenti polacchi nel Warthegau, lafucilazione di ostaggi in Francia e Winston Churchill propose, il 6 maggio del 1942, di istituire una commissione d’inchiesa delle Nazioni Unite per raccogliere le prove dei crimini. A quest’idea convennero anche gli Stati Uniti e, coinvolta l’Unione Sovietica, il 30 ottobre del 1943, si stilò una “Dichiarazione sulle atrocità”, in cui si affermava l’esistenza di prov...

Storia del Cristianesimo: San Bruno di Colonia

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  Terzo figlio di Enrico l’Uccellatore, duca di Sassonia, e della sua seconda moglie, Santa Matilde, Bruno nacque verso la fine del 924 e fu una delle figure chiave dell’Alto Medioevo in Germania. Da subito destinato alla carriera ecclesiastica, la sua formazione seguì un ritmo strepitoso. All’età di cinque anni fu affidato al vescovo Balderico di Utrecht e studiò presso quella la scuola episcopale. Qui ricevette un solida educazione letteraria che continuò sempre ad accrescere. Richiamato a corte da suo fratello Ottone, succeduto nel 936 al trono paterno, seguitò a dedicarsi agli studi e così, sebbene adolescente, ebbe già la dignità di abate di Lorsh, in Westfalia. Sedicenne divenne cancelliere del regno, carica che all’epoca era conferita solo agli arcivescovi. Nel 951 accompagnò suo fratello in Italia, a combattere contro Berengario II. Era suo arcicappellano e consigliere, certamente non adatto a compiti di guerra e così, tornato in Germania, il fratello lo volle arcivescovo d...

Il balletto di Clemente VII

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  Alla morte di Adriano VI ebbe luogo un turbolento conclave. I porporati furono chiusi in circa quaranta celle, disposte in due file lungo le pareti della Cappella Sistina. Passò l’intero mese di ottobre senza che il conclave accennasse ad aprire le porte. Nel frattempo il malcontento in città cresceva. Giunti all’11 novembre – quarantaduesimo giorno di conclave – senza soluzioni, i magistrati romani riunirono in Campidoglio il consiglio del Popolo Romano che decretò la nomina di quattro nobili che iniziassero a moderare il cibo ai cardinali, in modo da spingerli ad affrantersi ad eleggere il papa. Non ci fu però bisogno di tali provvedimenti perchè, quando un cardinale francese, il Clermont, propose la nomina del cardinale Orsini, Pompeo Colonna, spaventato dall’idea che il suo acerrimo nemico divenisse papa, s’accordò con Giulio de Medici. Fu questi, il 19 novembre, ad esser proclamato papa col nome di Clemente VII. Il Colonna ne guadagnò il Palazzo Riario ed il vicecancellierat...

I funerali di Amedeo VI, conte di Savoia

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  I funerali di Amedeo VI, conte di Savoia, descritti da Luigi Cibrario in “Della Economia politica del Medio Evo”. *** Amadeo VI morto a Santo Stefano di Puglia il 1 di marzo 1383 fu conciato con aromi, posto in una cassa di cipresso, e imbarcato sopra una gran nave della specie chiamata Panfillo. Ludovico di Savoja, Riccardo Musardi, Giannino di Parigi, e molti altri gentiluomini l’accompagnavano. Fra Deifilio e un altro frate uffiziavano per l’anima del trapassato. Dopo una grossa fortuna di mare toccarono ad Albenga, e poi approdarono a Savona, dove mancò di vita Riccardo Musardi, gentiluomo inglese, uno de primi cavalieri dell’ordine del collare. Da Savona il corpo fu portato in una lettiga per Fossano e Rivoli ad Altacomba, dove fu tumulato il venerdì 8 di maggio con ufficiatura dell’arcivescovo di Tarantasia assistito da tre abati, e cinque priori. V ‘ardeano 120 torchi. Mala maggior pompa era, secondo l’usanza delle nostre contrade, riservata alle solenni esequie che si cel...

Pompei: le lettere di Plinio il Giovane a Tacito

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  Le due lettere inviate da Plinio il Giovane a Tacito presentano una descrizione dettagliata dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei. Da quel lontano giorno trascorsero millesettecento anni e solo per caso l’architetto Domenico Fontana, impegnato in lavori di bonifica nella valle del Sarno, fece scavare un cunicolo e s’imbatté in alcune iscrizioni. Il luogo dello scavo, corrispondeva alla zona dell’anfiteatro, ma nessuno sospettò di essersi imbattuto in una città sepolta sino al 1748 quando, sotto Carlo di Borbone, venne condotta una prima esplorazione dell’area. *** La prima lettera di Plinio il Giovane a Tacito Mi chiedi che io ti esponga la morte di mio zio, per poterla tramandare con una maggiore obiettività ai posteri. Te ne ringrazio, in quanto sono sicuro che, se sarà celebrata da te, la sua morte sarà destinata a gloria immortale. Quantunque infatti, egli sia deceduto nel disastro delle più incantevoli plaghe, come se fosse destinato a vivere sempre -ins...