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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Storie di liberali napoletani del 1848

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  Il nucleo di giovani liberali meridionali si costituì quasi interamente negli anni della formazione universitaria e del tirocinio professionale. Provenivano da famiglie della borghesia di provincia, in molti casi già con un passato tra i repubblicani del 1799 o i costituzionalisti del 1820. Il gruppo ruotava attorno ai fratelli abruzzesi Bertrando e Silvio Spaventa. Silvio, grazie alla mediazione di Bertrando, professore di filosofia all’Università di Napoli, strinse legami con i docenti della capitale e conobbe Luigi Settembrini, Enrico Pessina, Paolo Emilio e Vittorio Imbriani, Giovanni Manna, il pugliese Giuseppe Pisanelli, Antonio Ciccone di Nola, Antonio Labriola, i calabresi Felice Tocco e Francesco Fiorentino. Questi contatti si consolidarono nel 1848 e negli “anni duri delle prigioni e del fuoruscitismo” che seguirono (A. Asor Rosa, La cultura, in “Storia d’Italia”). Approdarono agli stessi ideali politici in un clima di repressione, carcere ed esilio, scambiandosi idee, ...

Fermo 1484, l’omicidio del vescovo Capranica

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  Fermo, nel 1484, fu teatro di un violento avvenimento. Il vescovo in carica era Giambattista Capranica, una persona ambigua e capricciosa, avida e senza scrupoli. La sua vita era immersa nello scandalo e ciò turbava i fedeli che s’apprestarono, dopo un po’, a presentare reclami al pontefice, indicendo in città diverse assemblee per la condanna del religioso. In queste si distinse Giovanni Aceto che accusò Giambattista Capranica di pessima condotta di vita, lascivia, perversione, lussuria, arroganza, irosità, simonia, spoliazione delle chiese, sodomia, adulterio ed inoltre “laevitate sensus, malignitate animi et inhonesta conversatione”. Dapprima queste accuse non trovarono l’interesse di Roma, ma, continuando le lamentele, alla fine papa Sisto IV dovette richiamare Capranica a Roma e inviare a Fermo il cardinale Francesco Todeschino Piccolomini futuro papa Pio III. Non bastò questo a quietare gli animi dei fermani che pretendevano una rimozione definitiva del loro vescovo. A part...

Memorie della Grande Guerra: la Carnia

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  La Carnia era considerata dagli alti comandi italiani come un anello di congiunzione tra lo scacchiere Giulio e quello Trentino-Cadorino. Si contava di superare gli sbarramenti del Predil e di Malborghetto per irrompere nella Carinzia e raggiungere il nodo di Villaco. Da qui l’esercito avrebbe potuto muoversi verso le Alpi Giulie, aiutando la 2° Armata, e rimontato le valli del Gail e della Drava di supporto alla 4° Armata per aprirsi la strada verso Toblach (Dobbianco) e la valle della Rienza. Tuttavia queste aspettative andarono sbiadendosi d’innanzi agli sbarramenti avversari. Fu chiaro che la Carnia andava difesa. Dopo il 1866, lo spartiacque carnico venne a coincidere con il confine austro-italiano. Le cime maggiori erano Monte Coglians (m. 2780), Creta di Collinetta (m. 2188), Passo di Monte Croce Carnico (m. 1360), Pal Piccolo (m. 1886), Pal Grande (m. 1809) e Cuelat (m. 1757). Quì furono dislocati da una parte trentuno battaglioni italiani tra alpini, artiglieria, genio,...

Il meridionalismo di Giustino Fortunato

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  Nel meridionalismo di Giustino Fortunato vi è una inngebaile componente storica di natura strutturale. Non solo la dimensione storica rappresenta un aspetto primario della sua analisi politica, ma l’intero suo pensiero si articola in una prospettiva storica. L’ansiosa ricerca delle cause che spiegassero i problemi del Meridione d’Italia lo guidò verso l’individuazione di una relazione fra geografia-clima e vicende storico-sociali. Così sostenne che “le condizioni fisiche dei paesi influiscono sulle condizioni storiche” (Scritti vari, Trani 1900) argomentando che “il grande fattore storico della disparità o dello sviluppo dei popoli è il clima, poichè gli uomini non sono altro se non argille pieghevoli nelle sue mani” (Pagine e ricordi parlamentari, Bari 1920). I suoi testi condensano una continua attenzione ai dettagli storici ed alle notizie geologiche, botaniche e geografiche in un determinismo naturalistico fu base di un realismo storico intriso di rigido moralismo conservator...

Pittura del Quattrocento a Ferrara

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Il maggior centro d’arte pittorica in Italia nel Quattrocento fu senza dubbio Ferrara, con Venezia e Padova. La pittura ferrarese non risente di una tradizione medioevale, riflette invece lo splendore rinascimentale della corte estense, giovane ma tra le più illuminate d’Europa, cantata da Ariosto e Tasso, arricchitta dalla maestria dell’architetto Biagio Rossetti… Per comprendere la singolarità della pittura ferrarese basti citare gli artisti che la città ospitò: Pietro della Francesca e Rogier Van der Weyden. A Ferrara, Piero della Francesca lavorò nel 1449 al Castello Estense e nella Chiesa di Sant’Andrea, ma oggi non ne resta traccia. L’artista incontrò qui Rogier van der Weyden, che aveva realizzato per gli appartamenti di Lionello un’ammiratissima Deposizione, apprezzata soprattutto per l’interpretazione drammatica della composizione. Probabilmente il primo dei grandi pittori ferraresi, Cosmè Tura, fu allievo di Mantegna a Padova. Così le sue opere risentono di un taglio mantegne...

L’epidemia di colera nel Regno delle Due Sicilie del 1836

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  Notizie allarmanti sulla diffusione del colera giunsero a Napoli dall’Europa Orientale al principio degli anni Trenta dell’Ottocento. Nel gennaio del 1831 la facoltà di medicina dell’Università di Napoli dettarono una serie di linee guida igienico-sanitarie agli Intendenti e già nel mese di agosto, lungo le coste del Regno venne organizzato un cordone sanitario. Senza contagiati, il cordone sanitario fu abolito a giugno del 1832 tra le polemiche delle popolazioni che mal tolleravano l’isolamento dei centri e la cessazione dei commerci. Nel luglio del 1835 però il morbo toccò il Regno di Sardegna ed allora i Borbone mobilitarono l’esercito creando un nuovo cordone sanitario, stavolta ai confini dello Stato Pontificio. Una serie di istruzioni e regolamenti dettarono norme di comportamento e precauzioni, ma fu tutto vano: il colera si segnalò a Venezia, in Lombardia, ad Ancona ed infine giunse nel Regno delle Due Sicilie. L’11 settembre del 1836 a Rodi Garganico si registrò il primo...

Le feste per il matrimonio di Cosimo II e Maria Maddalena d’Austria

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Nel 1608, Ferdinando I de Medici, Granduca di Toscana, concordò con gli Asburgo d’Austria il matrimonio di suo figlio Cosimo, diciannovenne, con l’Arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, sorella della regina di Spagna, Margherita d’Austria. Il 15 ottobre di quell’anno, il Principe Cosimo si recò al Castello di Ronta con un folto seguito di gentiluomini della corte toscana. Qui per la prima volta conobbe la donna che avrebbe sposato, Maria Maddalena d’Asburgo, che proveniva da Graz. A quanto pare i due si piacquero, ciò che è certo è che il loro matrimonio fu oltremodo carico di fasto. Alla cerimonia fecero addirittura seguito vere e proprie battaglie in abiti mitologici e la rappresentazione delle Argonautiche direttamente sulle acque dell’Arno. Il Granduca diede tutte le disposizioni affinchè le feste riuscissero sontuose e furono programmati pranzi, spettacoli pubblici, balli e commedie. In un continuo ininterrotto di ricche celebrazioni, domenica 20 ottobre, ebbe luogo a Palazzo Vec...

Le Figlie della Santissima Vergine di Cremona

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  Il Padre Giovanni Mellina, rettore del Collegio dei Gesuiti e istitutore delle Vergini della Purificazione della Madonna di Arona, volle che anche Cremona avesse un istituto simile e, nel 1617, avviò una fondazione destinata all’educazione delle fanciulle che prese il nome di Figlie della Santissima Vergine. Per quei tempi il collegio era un’assoluta novità. Le religiose adottavano una vita comune ma non la clausura diffusa in tutti gli ordini monastici. Esse, scrive il Fontana, “pronunziano i loro Voti dopo diciotto mesi di prova, e le Sorelle Ajutanti vengono ammesse alla Professione dopo essere state per dieci anni nella Congregazione. Accoppiano esse la contemplativa vita con l’attiva; quindi a’ loro esercizj Spirituali aggiungono l’istruzione delle giovanette, che dimorano presso loro, come Pensionarie, e loro insegnano tutti i lavori convenienti alle persone del loro sesso… Il loro abito è affatto simigliante a quello de’ Gesuiti, e soltanto cuoprono la loro testa con un be...

Conquistadores napoletani e siciliani

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  Dai Regni di Napoli e Sicilia in molti contribuirono alle spedizioni nel Nuovo Mondo. Chi erano i “conquistadores”? Scrive lo storico Esteban Mira Caballos, presentando il suo nuovo libro su Pizarro, che i conquistadores erano “da un lato crociati medievali e, dall’altro, guerrieri moderni e individualisti che combattevano per ottenere onore e fortuna. Credevano nella scala dei valori della società del Cinquecento che manteneva l’antitesi cavaliere-valoroso contro vigliacco-codardo, ponendo l’ardore guerriero come una delle virtù supreme. Combinavano alte dosi di intransigenza religiosa, con coraggio e con forti desideri personali di arricchimento, che rendevano le loro armi quasi indistruttibili contro i loro nemici. Erano disposti a morire e uccidere in nome di Dio e dell’Imperatore e ciò portò loro una straordinaria forza morale. Sebbene nel profondo del loro subconscio sapevano che molte delle loro azioni non erano eticamente corrette, alla fine dei loro giorni, maturarono pe...

La villa rustica di Catone

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  Tra gli inizi del II secolo e la fine del I a.C., si diffonde a Roma un prototipo di villa rustica particolare, sicuramente espressione di quel mondo agricolo e idologico delineato nel De agri cultura di Catone, proprietario di possedimenti in Sabina, oltre che in Campania. Parliamo di ville rustiche di modeste dimensioni con manovalanza servile, basate su colture specializzate e selezionate, destinate alla vendita sul grande mercato di Roma e nei centri minori. Ville così sono dislocate in tutta la fascia sabina, platee rettangolari sostruite su tre lati, come quella in località Arnalicchio presso Cerreto Laziale, esposte preferenzialmente a Sud e ad Est per poter godere di vantaggi climatici e della massima salubrità. Il Censore di queste ville fu ideologo, difensore e insegnante. Nel “De agri cultura” di Catone si legge: “Fin dalla prima adolescenza il padre di famigliadeve seminare il campo. Prima di costruire, deve pensare a lungo; non si deve pensare di seminare, ma di agi...

La Banda del Matese

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Nell’aprile del 1877, a Letino, un gruppo di circa trenta anarchici capeggiato da Errico Malatesta e Carlo Cafiero spiegò le bandiere rosse e nere e si avviò per le strade scandendo motti ed incitando la gente del posto ad accorrere: era la Banda del Matese. Gli anarchici raggiunsero il municipio dove era riunito il consiglio e, con minacce, riuscirono a dar fuoco all’archivio comunale ed operazione simile ripeterono a Gallo Matese. La provincia beneventana era calma e la bassa incidenza di criminalità aveva indotto il governo a spogliarla di soldati. I rivoltosi l’avevano scelta per questo. Tutto era stato programmato con dovizia di particolari nell’intenzione di radicarsi sul territorio per poi agire: il 3 aprile del 1877, due signori che utilizzarono il loro dialetto romagnolo per fingersi inglesi, s’erano recati a San Lupo, nel circondario di Cerreto Sannita, soggiornando presso Taverna Jacobelli con altri quattro uomini ed una donna, sopraggiunti a Solopaca con treno da Napoli e p...

Parma assediata e abbandonata nel 1521

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  L’intenzione di Carlo V, emanato l’Editto di Worms contro Lutero, era chiara. Occorreva restituire al pontefice i domini di Parma e Piacenza. Si cominciò dalla prima. La città di Parma si estendeva oltre il fiume, verso Piacenza, con un quartiere detto Cadiponte. Entrambe le zone in cui si divideva la città erano fortificate verso il letto del fiume che, in quel momento dell’anno, non era ridotto che ad un tenue rigagnolo. Si mossero da Bologna su Parma oltre cinquecento uomini, in gran parte fanti e cavalieri spagnoli, affiancati da millecinquecento fanti napoletani. Le artiglierie, i carri di vettovaglie, li seguirono. Attorno alla città, sul lato detto Cadiponte, Prospero Colonna ed il Marchese di Pescara fecero posizionare i cannoni. Lo sconcerto aveva già travolto la popolazione, chi degli uomini e delle donne di Parma aveva avuto la possibilità di fuggire, l’aveva fatto, persino numerosi suoi fanti. La città pativa la fame, la scarsità di farina ed i francesi che erano nell...

Memorie della Grande Guerra: l’estate del 1915

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  Il 12 giugno del 1915, un dispaccio dell’Agenzia Stefani così descriveva i primi passi degli italiani nella Grande Guerra: “In tutti i punti dell’estesissimo fronte che dallo Stelvio va fino al mare, le qualità del soldato italiano si sono in queste prime settimane splendidamente confermate. Tutte le truppe hanno dimostrato uno slancio aggressivo che, per ragioni strategiche o tattiche, dovette essere perfino talvolta contenuto”. Pochi giorni dopo però inizieranno a contarsi gravissime perdite e luttuosi massacri. Il 15, infatti, la brigata Reggio Emilia fu decimata nel tentativo di prendere il Sass de Stria, una montagna alta 2.477 metri, posta tra il Lagazuoi e il Col di Lana, che sovrasta il passo Falzarego, nelle Dolomiti Orientali. Il 16 la vittoria arrise agli alpini sul Monte Nero, preso e lasciato più volte ed infine conquistato, ma con l’orrore di violenti combattimenti ed assalti con le baionette alle trincee austriache. Il 23 Cadorna ordinò l’attacco su tutto il fronte...

La Napolitana di Arequipa

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  Arequipa, seconda città del Perù per densità demografica dopo la capitale Lima, sorge sulle rive del fiume Chili, circondata da imponenti vulcani. Fu forse per questa particolare caratteristica del territorio che sin dalla sua fondazione, nel 1540, si stabilì un singolare legame con Napoli. Arequipa ha infatti come suo antico patrono San Gennaro, protettore da terremoti ed eruzioni ed a San Gennaro è dedicato il più antico edificio religioso cittadino, la “Recoleta”, un convento dell’Ordine dei Frati minori recolletti. Questo convento fu fondato nel 1648 grazie alla generosità di don Andrés Pérez de Castro, al sostegno del canonico della cattedrale di Arequipa, Fulgencio Maldonado, ed agli sforzi di don Diego de Veraza, sulla riva destra del fiume Chili, nelle vicinanze di un più antico eremo di San Gennaro, oggi scomparso. Maldonado fu pure colui che celebrò la prima messa al convento nel simbolico giorno del 19 di settembre 1603, ricorrenza per la Chiesa cattolica della festa d...

La Reale Fonderia Medicea

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  Firenze è al tempo delle guerre tra i Papi e gli Imperatori che crebbe meravigliosamente e irruppe nelle pagine della storia. Le guerre civili la divisero, fu sempre in armi sino a quando la famiglia Medici schiacciò a poco a poco lo spirito repubblicano ed il Padre della Patria, Cosimo de Medici, gettò le basi per il trionfo del suo casato, eretto alla dignità dei granduchi con un altro Cosimo de Medici, il figlio di Giovanni delle Bande Nere. Questo Cosimo inviò le sue galere contro i turchi, resse la città con buone leggi ed una economia prospera, costruì Porto Ferraio sull’Isola d’Elba e combattè le paludi toscane mostrandosi magnifico come il capostipite. Acquistò Palazzo Pitti, fece restaurare Santa Croce da Giorgio Vasari e… creò un vero e proprio laboratorio chimico e farmaceutico: la Reale Fonderia Medicea. Questo istituto trovò la sua prima sede a Palazzo Vecchio, in alcuni locali che il Vasari trasformò in splendidi alloggi per il Granduca. Con questa sistemazione la f...

L’attentato a Togliatti e gli scioperi al Sud

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Il 14 luglio 1948 uno studente anticomunista, Antonio Pallante, sparò quattro colpi di rivoltella a Palmiro Togliatti mentre stava uscendo dal Parlamento. Leonilde Jotti gridò “assassino” due volte, poi cadde, quasi in ginocchio, su Togliatti proteggendolo mentre lo studente sparava altri due colpi di rivoltella spezzando una costola al segretario del PCI. A mezzogiorno la notizia si era diffusa ovunque. Nacque uno sciopero generale imponente e spontaneo e, in un impeto ribellista, disordini scoppiarono in diverse città della Penisola, soprattutto al Nord, ma anche al Sud. Quel 14 luglio, nonostante il grosso del gruppo dirigente comunista tentò di tenere le proteste in un alveo legalitario, tumulti violenti segnarono le manifestazioni. Tutto si svolse in perfetto ordine a Salerno come a Benevento, a Potenza, in tutta la Sicilia; vetri della tipografia della Gazzetta del Mezzogiorno e del Caffe Savoia furono rotti a Bari, a Taranto i reparti di polizia furono aggrediti da numerosi mani...

La disfatta di Federico II a Parma

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La Battaglia di Parma fu uno scontro verificatosi tra i guelfi e l’imperatore Federico II di Svevia, che pose fine all’assedio dell città, durato dal luglio 1247 al febbraio 1248. L’assedio in questione fu una delle più note pagine della lotta tra guelfi e ghibellini, e sancì il tracollo delle attese imperiali, di lì in poi destinate all’insuccesso. Parma era da tempo contesa dalle due fazioni opposte, guelfi e ghibellini, che vi vedevano qualcosa in più che una città. Parma era il cuore dell’Emilia, un sito strategico sulla Via Francigena. Nel 1245 Innocenzo IV tentò di guadagnarla al suo partito nominando come nuovo vescovo il fedele Alberto Sanvitale. Di lì a poco, Ugo Sanvitale, fratello del vescovo, affiancato da Bernardo di Rolando Rossi, cognato del papa, Gilberto da Gente, capo degli oppositori imperiali a Parma e suo futuro podestà, e Gregorio da Montelongo, legato pontificio e futuro patriarca di Aquilea, presero il totale controllo della città. Federico II allora vi si portò...