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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Etnoantropologia e colonialismo italiano in Africa

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Il tema dei legami tra ricerca etnoantropologica e colonialismo è davvero molto complesso e interessante. Su questo tema la storiografia italiana ha registrato un ritardo clamoroso, visto che le barriere di omertà e di silenzio e la memorialistica nostalgico-apologetica hanno cominciato a scalfirsi solo a partire dalla fine degli anni Settanta del Novecento. Per decenni una certa storiografia ha recitato una mitologia assolutoria che ha negato la presenza del razzismo nella storia italiana. Questo mito storiografico negazionista ha narrato un processo di formazione dello Stato nazionale immune dalla etnicizzazione della cittadinanza e raccontato di un’esperienza coloniale eccezionalmente mite e buonista. In realtà, ci sono svariati argomenti che smentiscono tale vulgata autoassolutoria. E documentano come anche la storia d’Italia e, in particolate, la storia coloniale, abbia annoverato, tra le sue componenti essenziali, ideologie e pratiche razziste nei confronti dei nemici interni, de...

La Norimberga che non fu per i crimini italiani in Africa

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Ancora oggi molti italiani sono convinti che le colonie italiane in terra africana siano ‘cadute’ con la fine della seconda guerra mondiale. Niente di più falso. Come ha dimostrato Antonio M. Morone, l’ultima colonia (la Somalia) terminò solo nel 1960 in piena era repubblicana. Ancora oggi non abbiamo fatto interamente i ‘conti’ col nostro passato coloniale. E si vede. Afflati e rigurgiti nostalgici riempiono i social media: la memoria si confonde alla storia. L’ombra dei crimini italiani commessi in terra africana sembra cancellata dal mito degli “italiani brava gente “, dell’”opera di civiltà”. A ricordo imperituro di uno dei protagonisti di questi crimini, Rodolfo Graziani, è stato addirittura elevato (a spese del contribuente) un mausoleo nel cimitero di Affile. Sia chiaro, non stiamo parlando della pietà per i defunti. Tutti meritano di riposare in pace, sì, anche i repubblichini, i gerarchi fucilati a Dongo il 28 aprile 1945, Alessandro Pavolini (comandante delle Brigate Nere), F...

Legionari di oggi e di ieri. Colonie italiane e legioni straniere

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Anche noi italiani abbiamo avuto le nostre legioni straniere, che hanno fatto la storia coloniale. Famosissimi sono gli ascari eritrei, che combatterono a fianco delle truppe italiane durante la battaglia di Adua (1° marzo 1896). Agli ascari, sopravvissuti a questa battaglia, gli etiopi amputarono la mano destra e il piede sinistro, applicando le norme imperiali all’epoca in uso per i traditori. Anche prima dello sbarco degli italiani a Massaua (1885), la guarnigione egiziana era presidiata da un folto gruppo di mercenari, l’Armata Hassan, più nota col nome turco di Basci Buzuk (“teste matte”). Questa banda armata era stata fondata in Eritrea da Sangiak Hassan, un avventuriero albanese che intendeva mettersi al servizio dei signorotti locali. E per un certo periodo, prima della creazione degli Ascari, gli italiani continuarono ad utilizzare i Basci Buzuk (costavano poco e sopportavano il clima opprimente del bassopiano eritreo). Luigi Goglia è forse stato il primo studioso ad introdurr...

Ludovico M. Nesbitt. Storia di un esploratore dimenticato

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La letteratura odeporica e la storia esplorativa italiana sono piene di personaggi che oggi sono pressoché dimenticati. Il silenzio e il tempo stendono, giorno dopo giorno, una patina di oblio su queste figure, che oggi cerco di riportare alla luce, sia per passione che per senso del dovere verso la nostra storia. Sì, la storia. Negli ultimi decenni, la storia sembra esaurita nelle sagre della vanità. Dobbiamo ancora occuparci del passato perché, facendolo, ci prendiamo cura di noi stessi. Abbandoniamo l’idea che il passato possa assurgere da modello, ma ricordiamo sempre che il senso ultimo della storia è fare autobiografia del genere umano. Dicevamo, molti esploratori italiani sono caduti nel dimenticatoio. Tutti parlano degli esploratori inglesi e francesi, che operavano avendo alle spalle la Royal Geographical Society e la Società Geografica Francese, la più antica al mondo. I nostri esploratori spesso, dall’Ottocento in poi, si mossero individualmente, con scarsi mezzi e tra grand...

Giovanni Miani, il “Leone bianco del Nilo”

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Chi fu realmente Miani? Tutte le relazioni dei primi esploratori italiani in Africa (Miani, Piaggia, Franzoj ecc.) erano caratterizzate in primo luogo dal resoconto di vicende ed avventure sensazionali, fuori dal comune. Piaggia, permanendo tra i cannibali Niam-Niam per diciotto mesi, racconta di essersi perduto nella foresta equatoriale e di aver mangiato carne umana senza saperlo. Anche Miani, che come Piaggia non disponeva della necessaria preparazione culturale, si mosse in terra africana quasi fosse impegnato in un continuo gioco d’azzardo, nella forsennata e ossessiva ricerca delle favoleggiate sorgenti del Nilo e del mitico territorio di Ophir menzionato nella Bibbia. Ma con il passaggio al proto-colonialismo di Camperio le spedizioni si focalizzarono maggiormente sugli aspetti di sfruttamento e valorizzazione commerciali. Gli esploratori divennero così (più o meno volontariamente, al pari dei missionari) gli emissari delle compagnie coloniali o dei disegni imperialisti dei gove...

Somalia e Mad Mullah

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La rivolta del Mad Mullah (si chiamava in realtà Mohamed ben Abdalla Hassan, ma con tale epiteto lo etichettarono gli Inglesi, e solo per mera comodità verrà d’ora in avanti descritto) scoppiò nei territori di frontiera tra Somaliland britannico, Impero etiopico e Somalia italiana alla fine degli anni Novanta dell’Ottocento, e rappresenta un argomento tutt’altro che marginale e alquanto interessante, e questo per vari aspetti. In tale rivolta vediamo prima di tutto l’incarnarsi dei dogmi rigidissimi e delle prescrizioni intransigenti che il Mad Mullah apprese alla Mecca dalla tariqa islamica dei Salehiya retta da Mohamed Saleh. Prassi e esperienza della Jihad si fusero con le lotte interclaniche o del proto-nazionalismo africano, ricalcando le vicende del Mahdismo sudanese (1881-1899), e anticipando anche le attuali evoluzioni di al-Shabaab e degli altri gruppi che costituiscono la galassia del terrorismo islamico africano. Il progressivo coinvolgimento delle popolazioni locali e lo sf...

I cavalieri normanni di Montefusco

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Il castello di Montefusco svolse un ruolo cruciale nella contesta tra Ruggero e Rainulfo e i suoi cavalieri furono protagonisti della sanguinosa battaglia di Rignano Garganico, presso Siponto. Il decennio tra il 1130 e il 1140, allorché i cavalieri di antica origine normanna controllavano quasi l’intero sud d’Italia, fu terribile per gran parte del territorio meridionale. Una feroce guerra fratricida contrappose infatti Ruggero II, figlio del conte di Sicilia, Ruggero I, a suo cognato Rainulfo, conte di Avellino, Alife e molti altri castelli. Ruggero, profittando della scomparsa di suo nipote Guglielmo d’Altavilla, duca di Puglia e Calabria, morto senza eredi, cercò di subentrargli nel controllo di questi territori. A tal fine nel Natale del 1130 si fece eleggere a Palermo sovrano del regno di Sicilia, con l’assenso dell’antipapa Anacleto II. Questo fatto scatenò l’inevitabile reazione del papa legittimo, Innocenzo II, dell’imperatore germanico e di numerosi signori meridionali che app...

La Terra di Punt e le illustrazioni di Sergio Toppi

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  Nel 1984, per la collana “I Protagonisti” all’interno della rivista “Orient Express”, Sergio Toppi creò il suo unico personaggio seriale, il Collezionista, un uomo dai modi eleganti ma anche spietatamente cinici che dedicava la sua vita alla ricerca di oggetti introvabili e quasi sconosciuti, e che rintracciava attraverso le sue ricerche nei luoghi più disparati ed esotici del globo. Nelle cinque storie che Toppi ha dedicato al Collezionista ha praticamente toccato tutti i più remoti angoli della terra, dall’Etiopia all’Irlanda, dall’Afghanistan ai Carpazi. Nella seconda avventura, intitolata “L’Obelisco della terra di Punt“, si narra la tragica disfatta subita dai soldati italiani durante il primo tentativo di colonizzare l’Etiopia e dei danni, anche psicologici, subiti dai pochi superstiti di quella tragica guerra. Toppi non amava i personaggi fissi. L’unica eccezione fu proprio Il Collezionista. Insieme all’incantevole Sharaz-de, fu l’unico personaggio che il maestro italiano ...

Civitate, lo scontro decisivo per il controllo normanno del Sud Italia

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13 giugno 1053. Nord della Puglia, nei pressi della città di Civitate. Un colle separa l’armata dei formidabili guerrieri normanni dall’esercito papale, guidato dal pontefice, Leone IX. Il papa germanico intende liberare il Sud Italia dalla presenza dei barbari normanni. A tale scopo ha radunato un grande esercito, costituito da militi provenienti da mezza Italia e da settecento cavalieri svevi. I cavalieri normanni, che hanno richiamato tutte le milizie di cui possono disporre, osservano con attenzione l’accampamento nemico, disposto lungo le rive del Fortore. La mattina stessa il papa arringa i suoi, esortandoli a combattere virilmente, per la libertà della patria. L’armata normanna, coordinata da Unfredo d’Altavilla, terzo conte di Puglia, predispone un piano d’attacco preciso, volto ad isolare i temutissimi cavalieri svevi dal resto dell’esercito papale. Unfredo lancia le milizie scelte di Riccardo Drengot, conte d’Aversa, contro l’ala sinistra dello schieramento avversario, allo s...

Venezia e «i risi»: un’autocitazione goldoniana?

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Nella Val Padana il riso arrivò nel XV secolo, la prima apparizione confermata di questo prezioso cereale nella zona delle attuali regioni Piemonte, Lombardia e Veneto risale al 1473. Nei dominii veneziani in Italia settentrionale il riso venne coltivato in molte aree, spesso lontane tra loro, anche in relazione alle imponenti opere di bonifica allora in corso, promosse dal governo, ma portate avanti anche per iniziativa privata di alcuni ordini religiosi e casate patrizie. Come riassume lo studioso Roberto Stoppato Badoer: «in seguito alla crisi della “via della seta” conseguente alla scoperta dell’America, [i nobili veneziani] hanno iniziato a considerare la coltivazione dell’entroterra come importante mezzo per integrare le ridotte risorse del commercio marittimo». Nel Veneto d’oggi, i risotti sono una specialità prelibata e ne vanno citati innanzitutto due: i risi coi figadini (il risotto con i fegatini), nelle campagne un tempo piatto tipico dei matrimoni, e i mitici risi e bisi (...