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Le feste di carnevale di Savonarola

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  Girolamo Savonarola impose a Firenze l’austerità dei costumi ed il vigore nella fede religiosa che caratterizzava la sua personalità. Egli sostituì le feste di carnevale con processioni ascetiche per purificare i costumi come descritto in questa lettera redatta da un agente segreto di Ludovico il Moro a Firenze. *** Ill.mo et Ex.mo mio Singular.mo. Hoggi, che è il giorno di Carnevale, se è facta quasi una festa, alla quale non se ricorda che mai in Firenze ne fusse facta una simile; et è facta per opera di frate Hieronimo de Ferrara nel modo infrascripto. Videlicet: sono circa 20 giorni, chel dicto frate exortoe tutto questo popolo, a volere fare che li suoi fanciulli facessino altari per le vie, ponendovi sopra la imagine del Crucifixo, et dopoi domandare elimosine per li poveri vergognosi: per la qual cosa, quasi in ogni canto de via per Firenze, era un altare dove dimorava una gran turba di fanciulli, cum le bazinelle in mano, chiedendo denaro per li poveri vergognosi. Ed eran...

Splendore della corte di Ludovico il Moro

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  L’opera di Francesco Malaguzzi Valeri, intitolata La corte di Ludovico il Moro. La vita privata e l’arte a Milano nella seconda metà del Quattrocento, resta fondamentale per comprendere lo splendore della corte sforzesca. *** Con l’avvento alla signoria di Lodovico il Moro, il lusso diventa la nota predominante della vita di corte a Milano. Lodovico amava circondarsi di cose belle e rare. Il castello rigurgitava di ori e di argenti, nella cappella abbondavano i candelieri, gli arredi, le figure sacre in argento, le stoffe preziose; nella sala da pranzo facevan bella mostra molteplici vasellami, che eran costati al duca somme rilevani e cure speciali: essi eran così famosi in tutta Italia, che si mostravano agli ospiti come cose uniche al mondo. E’ noto che allora le corti si arricchivano con entusiasmo di oggetti di oreficeria fabbricata secondo i nuovi gusti: le credenze e i forzieri erano pieni di candelieri ornatissimi, di bacili d’argento stemmati, di rinfrescatoi da vino in ...

Le mire espansionistiche su Napoli di Carlo VIII

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  Cause e finalità della discesa del re di Francia, Carlo VIII, in Italia sono state a lungo dibattute eppure sembrano contenere qualcosa di attuale. Una pagina tratta da Le monde de l’humanisme: 1453-1517, opera di Myron P. Gilmore, tra i più importanti storici statunitensi, fa luce sull’espansionismo francese nella penisola italiana sul finire del Quattrocento. La spedizione di Carlo VIII e la conquista di Napoli, recuperata grazie all’intervento dei Re Cattolici e di Consalvo de Cordoba, maturano in un ambiente di corte segnato dalle ambizioni personali e dalla debolezza degli equilibri di politica interna... *** La monarchia francese aveva acquistato il suo diritto legale diretto al regno di Napoli al tempo della morte di Renato d’Angiò, nel 1480. tale diritto, in ultima analisi, derivava dal dono fatto dal papa, nel secolo XIII, a Carlo d’Angiò, il fratello cadetto di San Luigi. Successivamente vi era stata la storia lunga e complicata della secolare rivalità delle famiglie di...

Bilancio del regno di Luigi XIV

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  Lo storico Martin Philippson in Il secolo di Luigi XIV traccia un bilancio del regno del Re Sole, valuta i risultati del suo governo e le conseguenze del suo agire. *** Il secolo del “gran re” fu considerato dai posteri come il periodo più splendido della Francia, ma dai contemporanei fu tenuto, almeno in sul finire, come un’epoca di miseria e di oppressione dolorosa. Non c’era più lo splendore delle gloriose vittorie e delle conquiste inaspettate: non c’era più la magnificenza abbagliante delle colossali costruzioni e delle feste costose: era sparita la gloria delle opere poetiche destinate ad immortalare. Alla ebbrezza era succeduta la prosa. Per nessun rispetto Luigi XIV aveva raggiunto gl’intenti suoi. La signoria dell’Europa, cui aveva mirato e che avea esercitato per un pezzo con molta durezza e con molta ingiustizia, eragli poi finalmente scappata dalle mani. Vide battuti i suoi numerosi eserciti, vide umiliati i suoi orgogliosi marescialli, e vide guasta e rotta la gran c...

La battaglia navale di Kunfida

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  Nel gennaio del 1912 la Guerra Italo-turca segnò un incredibile successo per la Regia Marina. Il Piemonte, comandato dal capitano di fregata Osvaldo Paladini, distrusse completamente le cannoniere ottomane che ancora rimanevano nel Mar Rosso, a Kunfida. Come prima cosa superò il più gravoso dei problemi: scovare il nemico. Si sapeva che le cannoniere erano rintanate al di dentro del Banco delle Farisan ed il Piemonte le cercò lì, ma invano. Poco tempo dopo fu inviato alla ricerca delle cannoniere in una nuova zona, il lungo tracco che dalla costa araba da Gedda sino a Kunfida. Il Piemonte, con l’appoggio dei cacciatorpediniere Garibaldino ed Artigliere, entrò allora in acque dove mai si videro navi del suo tonnellaggio, intricati canali, insidiosi ancoraggi, e fu a Kunfida che scovò il nemico. Il giorno 7 gennaio i due cacciatorpediniere precedevano di trenta miglia il Piemonte. Alle 13.30 il Garibaldino trasmise al Piemonte un telegramma chiaro: “Siamo in vista di Kunfida. Vedia...

Il giullare nel Rinascimento

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  Il giullare è una figura chiave nelle corti rinascimentali italiane. In merito, ritorniamo a sfogliare La corte di Ludovico il Moro, opera di Francesco Malaguzzi Valeri. *** […] Per dilettare principi e principesse, non mancarono mai presso gli Sforza i buffoni, piacevoli inventori di burle e di lazzi, facili narratori di novelle e lettori di sonetti. I buffoni ebbero una parte importante nella società signorile della Rinascenza italiana: papa Leone X tanto li amava che l’Aretino era in dubbio se più gli piacessero “le virtù de’ dotti o le ciance di buffoni”, concludendo che “la buffoneria è vita et anima de la corte”. Qual parte propriamente dovesse essere riservata al giullare in quelle corti aristocraticamente elette, appassionate ad ogni dimostrazione estetica, classicamente raffinate e originali, noi non potremmo con qualche precisione sapere, nonostante le notizie disseminate un po’ dovunque e nonostante che la lurida figura dei giullari e dei nani appaia, come una stonatur...

Amedeo di Savoia, “El Rey Democrata”

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  Dopo il trionfo del movimento rivoluzionario de “La Gloriosa” nel 1868, le dispute tra i partiti politici spagnoli e le pressioni internazionali determinarono un periodo di grande polemica fino al 1870, anno incui i progressisti riuscirono a far eleggere il proprio candidato, Amedeo d’Aosta, come Re di Spagna. Sbarcato nel porto di Cartagena, proprio in coincidenza della morte del Generale Prim, ferito tre giorni prima in un attentato, Amedeo di Savoia si trovò subito in difficoltà. Aveva sì il sostegno dei partiti della “Gloriosa”, l’appoggio totale dei sindacati e degli intellettuali democratici, tuttavia proprio le lotte interne di questi gruppi lo rendevano debole ed i borbonici sembravano pronti ad approfittare, solo l’ostilità del mondo politico e le divisioni tra Isabellini e Carlisti frenavano le loro ambizioni. Amedeo era un re diverso da quelli del passato spagnolo, rappresentava una monarchia diversa. Era anzitutto un re eletto democraticamente dalle Cortes, forte di 1...