Il naufragio della USS Hornet











Il brigantino armato come uno sloop da guerra, USS Hornet, varato nel 1805 a Baltimora affondò al largo di Tampico, in Messico, il 29 settembre, 1829 in una violenta tempesta.

La “Spedizione Barradas” è un episodio bellico piuttosto dimenticato che vide una forza militare inviata da Fernando VII di Spagna a riconquistare il Messico indipendente, nel 1829. La guidarono il brigadiere Isidro Barradas ed il colonnello Miguel Salomón, veterani della guerra contro Simón Bolívar. Essi, dall’isola di Cuba si portarono sulla costa di Tampico sulle navi del capitano Ángel Laborde e, sperando in un sollevamento popolare in loro favore, si inoltrarono nei territori dello stato di Tamaulipas fino a quando, logorati da febbre e fame, non furono sopraffatti da Antonio López de Santa Anna. Il fallimento della spedizione si tradusse in un consolidamento dell’indipendenza del Messico.

Nel quadro di questa vicenda si consumo una storia tragica: il naufragio della nave da guerra americana USS Hornet a La Barra, il 10 settembre 1829.

Era un brigantino armato, celebre per aver preso parte alla guerra contro l’Inghilterra nel 1812. In quel conflitto fu la prima nave della Marina degli Stati Uniti a catturare un corsaro britannico. Era stato varato il 28 luglio 1805 a Baltimora e affidato al comando del capitano Isaac Chauncey. Leggera, veloce, facilmente manovrabile, era navigò lungo la costa atlantica fino al 29 marzo 1806, quando salpò per unirsi allo squadrone che proteggeva il commercio americano dalle minacce della pirateria nel Mediterraneo.

Tornò a Charleston, nella Carolina del Sud, il 29 novembre 1807 e fu ritirata dal servizio, ma riammessa dopo pochi mesi, ancora destinata a viaggi tra Europa e Nuovo Mondo. Ristrutturata, ora con tre alberi a vele quadre ed un totale di venti cannoni, in luogo degli originali diciotto, fu affidata al comandante James Lawrence e inserita nello squadrone di John Rodgers. Fu durante una spedizione nelle acque sudamericane che catturò il legno corsaro Dolphin (tuttavia l’imbarcazione fu poi riconquistata dai navigli britannici). Seguirono altre spedizioni, sempre segnate da scontri, fughe e nuove catture. Per esempio, sotto il commodoro William Bainbridge affondò la HMS Peacock al largo di Demerary, in Guayana, e più tardi prese la HMS Penguin in una breve battaglia al largo di Tristan da Cunha.

Dopo la guerra, navigò verso le Indie Occidentali, la Danimarca, il Mediterraneo e Copenaghen. Successivamente si concentrò a Key West e Pensacola, in Florida, per debellare la pirateria nel Mar dei Caraibi e la tratta degli schiavi. Così catturò la goletta pirata Moscow, al largo della costa di Santo Domingo, e la Captain Paez che trasportava africani.

Partì da Pensacola per l’ultima volta il 4 marzo 1829, facendo rotta verso la costa del Messico. L’equipaggio, saputo della spedizione di Barradas, veleggiò nelle acque di Tampico per portare in salvo il console statunitense e i connazionali lì residenti. Presi tutti a bordo, fu fermata dal temporale. Quando esso scemò, la Hornet salpò per evitare di ritrovarsi nel bel mezzo degli scontri, ma il fiume era in piena, il mare agitato e, così, appena uscita dalla foce, una grande onda la travolse e la inabissò. Tutto finì inghiottito dalle acque turbolente del Golfo del Messico. Non ci fu nessun sopravvissuto.


Autore: Angelo D’Ambra

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