L'argento di Napoli
L'argomento " circolazione metallica preunitaria " è di quelli che scaldano, purtroppo a sproposito, l'animo degli amici Neoborbonici.
I loro attacchi, di solito, si riconducono a 2 filoni principali.
Il primo, che nasce da un errato¹ calcolo del Nitti², riguarda il " contributo " del circolante napoletano alla formazione della massa metallica totale.
Il secondo verte invece sulla natura del circolante.
Relativamente a questo secondo punto viene contestato il fatto che, praticamente, di sola moneta d'argento³ si trattava.
Naturalmente i contestatori sono un gruppo variegato, dove si incontrano sia infelici che delirano su millemila tonnellate di oro circolante, sia persone più preparate che citano il Pannuti⁴.
Nessuno contesta che la Zecca Napoletana nei 46 anni di esistenza del Regno abbia lavorato quantità ben più che dignitose di metallo giallo.
Quello che costoro sconoscono sono delle particolarità del sistema monetario borbonico, che favorivano l'esportazione dell'oro e l'importazione dell'argento.
La legge 1176 del 20 Aprile 1818⁵ stabiliva che l'unità monetaria del Regno era il Ducato, diviso in 100 Grana, e definito come una massa d'argento del peso di 22,943 g al titolo di 833/1000.
Altresì era consentita la produzione dell'oncetta d'oro⁶, coi suoi multipli, definita come una massa di metallo al titolo di 996/1000 di peso pari a 3,786 g e tariffata a 3 Ducati, ma il metallo giallo non solo era escluso dal corso legale avendo solo corso fiduciario⁷ ma addirittura era rifiutato dal Governo come pagamento di imposte e tasse⁸.
L'esportazione della moneta era libera⁹ e, infine, la Zecca era obbligata ad accettare a vista verghe e monete d'argento, straniere, pagando il metallo 1 Ducato e 39,5 Grana¹⁰ per ogni oncia¹¹ di metallo fino, dedotte le spese di manifattura, calcolate al 0,75% dell'importo totale, e quelle di affinamento, stabilite nell'importo di 18 Grana per oncia.¹²
Il pagamento veniva effettuato rilasciando al depositante un apposito certificato che attestava la quantità di metallo depositata e la sua corrispondenza in monete Napoletane, certificato che presentato agli sportelli del Banco delle Due Sicilie sarebbe stato immediatamente pagato a vista con le monete ivi depositate.¹³
Vi invito ad osservare che nel sistema qui descritto 1 grammo di oro, puro, corrisponde a 15,2 grammi di argento, sempre puro.
Il Regno di Sardegna, ma anche il Secondo Impero Francese, adottava invece un sistema monetario bimetallico basato sul Franco/Lira¹⁴, definito come o una massa di oro di peso pari a 0,32258 grammi al titolo di 900/1000 o una massa d'argento del peso di 5 grammi al titolo sempre di 900/1000.¹⁵
Nel sistema Franco/Sardo 1 grammo di oro puro corrispondeva a 15,5 grammi d'argento.
Era ammessa la circolazione di monete estere, per le quali veniva fissato un valore in moneta sarda.
Il calcolo era effettuato confrontando il contenuto di fino, tenendo conto di quelli che erano i valori relativi locali.
Questo fatto portava a dei risultati curiosi: ad esempio il Ducato d'argento Napoletano era tariffato negli Stati Sardi a 4,25 Lire Nuove del Piemonte¹⁶ ma l'Oncetta d'oro, nonostante il suo valore nominale di 3 Ducati, in virtù del maggior valore assegnato da Torino all'oro, poteva essere spesa per 12,95 invece che 12,75.¹⁷
È evidente che già questo rappresentava un incentivo all'esportazione dell'oro: la differenza di prezzo del metallo giallo garantiva ad un suddito napoletano che cambiava le proprie oncette in Scudi Sabaudi, che avrebbe consegnato alla Zecca in cambio di monete Napoletane, un guadagno pari al 1,57% sul quale avrebbe dovuto pagare solo lo 0,75% di spese di manifattura, essendo escluso il pagamento dei 18 Grana per oncia per le spese di affinamento dato il miglior titolo delle monete d'argento Sabaude.
Ad ogni modo dal 1818 al 1850 il Regno delle Due Sicilie non fu interessato, se non marginalmente, dal fenomeno dell'esportazione dell'oro.¹⁸
Il " salto di qualità avvenne nel 1851, con l'improvviso afflusso alla Zecca Napoletana di argento in verghe e monete straniere per un controvalore tra i 9 ed i 10 milioni di Ducati Napoletani.¹⁹
Il Bianchini²⁰ individua nella scoperta dei giacimenti d'oro della California e dell'Australia la causa dell'aumento del valore dell'argento, ed effettivamente²¹ nel decennio 1851-1860 la produzione aurifera fu circa 3,65 volte quella del decennio precedente.
Tuttavia il Felloni spiega che dalla diminuzione del prezzo mondiale dell'oro derivò una speculazione basata sull'esportazione di questo dagli stati a regime bimetallico, speculazione poi contrastata dai bimetallisti sospendendo la coniazione dell'argento a titolo 900 e producendo la moneta divisionale in argento 835 a potere liberatorio limitato.²²
Il Regno delle Due Sicilie in quanto stato a regime, formalmente, monometallico argenteo non avrebbe dovuto essere interessato dal fenomeno, ma concretamente se si controlla il corso del Cambio a Genova della Lira Nuova del Piemonte contro il Ducato Napoletano si nota che la prima, che dal 1822 al 1848 aveva oscillato tra un minimo di 412,725 Lire per 100 Ducati nel 1827 ed un massimo di 436,10 nel 1832, salì improvvisamente a 445,20 nel 1849.²³
A partire dal 1850 il cambio sarebbe calato progressivamente fino ad un minimo, comunque alto, di 435,125 nel 1851 per poi riprendere a salire fino ad un incredibile 469,85 nel 1856²⁴, che fu anche l'anno in cui la Zecca Napoletana sospese la produzione di moneta d'oro.²⁵
Il motivo di questo andamento è evidente: si esportava a Genova oro Napoletano col quale si acquistavano Scudi Sabaudi che venivano poi trasferiti a Napoli per essere conferiti alla Zecca che li avrebbe acquistati pagandoli ad una tariffa vantaggiosa per il venditore che poteva realizzare così un buon guadagno.
Esempio di speculazione nel 1849 ( i numeri sono puramente indicativi e scelti solo per ottenere quanto più possibile risultati interi, per ottenere il risultato corretto dall'importo finale andrebbero tolte le spese di trasporto ed eventuali provvigioni )
Capitale iniziale 35.000 Oncette, corrispondenti a 105.000 Ducati
Cambio Ducato Napoletano contro Lira Sarda 100:445,20, le 35.000 Oncette vengono vendute per 477.960 Lire o 95.592 Scudi
Fino dello Scudo 22,5g, i 95.592 Scudi corrispondono a 2.150.820g o 84.464,65 once napoletane.
Prezzo dell'argento in Zecca 1,395 Ducati per oncia, le 84.464,65 once vengono acquistate, dedotto lo 0,75% per spese di manifattura, per 116.944,48 Ducati realizzando così un guadagno di 11.944,48 Ducati, 11,38% sul capitale iniziale
Autore articolo: Enrico Pizzo
Note
1 - Camera dei Deputati, tornata del 2 Agosto 1868, Discussione dello schema di legge proposto dalla Commissione sul corso forzato dei biglietti, intervento dell'onorevole Nicola Nisco
2 - Francesco Saverio Nitti, " Nord e Sud ", pag. 136
3 - Giuseppe Sacchetti, " Della coniazione monetaria e delle monete italiane del XIX secolo ", pag. 173
4 - Michele Pannuti, " Le monete auree borboniche napoletane del XIX secolo ", pag. 19 e seguenti.
5 - Giovanni Carboneri, " La circolazione monetaria nei diversi stati ", pag. 211
6 - Carboneri, Op. Cit., pag. 212
7 - Carboneri, Op. Cit., pag. 212
8 - Giuseppe Felloni, " Un’inchiesta inglese del 1857 sui sistemi monetari di alcuni stati italiani ", pag. 438
9 - Vico D'Incerti, " Le monete borboniche delle Due Sicilie ", pag. 42 in " Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini, Vol. VII - Serie Quinta - LXI 1959 "
10 - Lodovico Bianchini, " Storia delle finanze del Regno di Napoli ", pag. 522. È interessante notare che l'Autore scrive " un ducato, 36 grana e 5/10 per ogni oncia di mille millesimi di fino, cioè per ogni oncia di argento puro " ma successivamente, pag. 528, " Un'oncia d'argento dava in nostra moneta ducato 1, grana 36 e 50 centesimi, ed in moneta francese franchi 5 e 93 ". Ma se il fino di 5,93 Franchi corrispondeva quasi perfettamente al peso di un'Oncia Napoletana, 5,93×4,5=22,68, il fino di un Ducato, 36 Grana e mezzo NON corrisponde al peso di un'Oncia Napoletana, 1,365×19,11=26,08. Un'Oncia Napoletana di Argento fino corrispondeva, approssimativamente, a 1 Ducato 39 Grana e 50 Centesimi, 19,11×1,395=26,66. La tariffa per l'acquisto dell'argento da parte della Zecca era quindi 1,395 Ducati.
11 - Angelo Martini, " Manuale di Metrologia ", pag. 396
12 - Bianchini, Op. Cit., pag. 522
13 - Bianchini, Op. Cit., pag. 525
14 - Domenico Promis, " Monete dei Reali di Savoia Volume primo ", pag. 350
15 - Carboneri, Op. Cit., pag. 259
16 - Gioachino Simondi, " Tavole di riduzione de' Pesi, Misure e Monete de' paesi più trafficanti ", pag. 18
17 - Simondi, Op. Cit., pag. 213
18 - Bianchini, Op. Cit., pag. 525
19 - Bianchini, Op. Cit., pag. 525. È interessante notare come nella pagina l'Autore, parlando della produzione da parte della Zecca dal 1817 al 1851, ne indica in 29.274.238 Ducati il controvalore.
20 - Bianchini, Op. Cit., pag. 523
21 - Giuseppe Felloni, " Moneta, credito e banche in Europa: un millennio di storia. Dispense per il corso di Storia della moneta e della banca ", pag. 40 Tab. 6
22 - Giuseppe Felloni, Op. Cit., pag. 43
23 - Giuseppe Felloni, " Corso delle monete e dei cambi negli Stati Sabaudi dal 1820 al 1860 ", pag. 397 Tab. XVIII
24 - Giuseppe Felloni, " Corso delle monete... ", Op. Cit., pag. 397 Tab. XVIII
25 - Michele Pannuti, Op. Cit., pag. 19 e seguenti
Bibliografia
Lodovico Bianchini, " Della storia delle finanze del regno di Napoli libri sette ", 1859
Giovanni Carboneri, " La circolazione monetaria nei diversi stati ", 1915
Vico D'Incerti, " Le monete borboniche delle Due Sicilie ", in " Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini", vol. VII, serie V, LXI, 1959
Giuseppe Felloni, " Corso delle monete e dei cambi negli stati sabaudi dal 1820 al 1860", in "Archivio economico dell’unificazione italiana", serie I, vol. III-IV, fasc. 5, 1956
Giuseppe Felloni, " Moneta, credito e banche in Europa: un millennio di storia. Dispense per il corso di Storia della moneta e della banca ", Genova, Anno accademico 1999-2000
Giuseppe Felloni, " Un'inchiesta inglese del 1857 sui sistemi monetari di alcuni stati italiani ", in " Archivio economico dell’unificazione italiana, serie I, vol. VII, fasc. 4 ", 1957
Angelo Martini, " Manuale di Metrologia ossia misure, pesi e monete in uso attualmente e anticamente presso tutti i popoli ", 1883
Francesco Saverio Nitti, " Nord e Sud ", 1900
Michele Pannuti, " Le monete auree borboniche napoletane del XIX secolo ", in " Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano", vol. XLVIII, 1963
Domenico Promis, " Monete dei Reali di Savoia", vol. I, 1841
Giuseppe Sacchetti, " Della coniazione monetaria e delle monete italiane del XIX secolo ", 1873
Gioachino Simondi, " Tavole di riduzione de' Pesi, Misure e Monete de' paesi più trafficanti ", 1844
Rendiconti del Parlamento Italiano - Sessione del 1867 - (prima della legislatura X) - Seconda edizione ufficiale riveduta - Discussioni della Camera dei Deputati - Vol. VII - Tornata del 2 Agosto 1868, Discussione dello schema di legge proposto dalla Commissione sul corso forzato dei biglietti, intervento dell'onorevole Nicola Nisco, pag. 7840
Si ringrazia la Dr.ssa Annalisa Albuzzi, Ricercatrice in Storia della Chiesa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Studi Medievali, Rinascimentali e Umanistici per la revisione del testo.

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