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La nascita dell’Inquisizione

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  In un decreto di Papa Lucio III troviamo le origini vere dell’Inquisizione. Nel luglio del 1184 si tenne a Verona un congresso cui parteciparono il pontefice e l’imperatore Federico I per discutere della questione dei beni matildini dell’incoronazione imperiale del figlio del Barbarossa, ma soprattutto per trattare la pace tra Impero e Papato. In tale occasione Federico I spinse il pontefice a promulgare un celebre decreto, l’Ad ablendam diversarum haeresiarum pravitatem, destinato ad essere considerato come la prima manifestazione dell’Inquisizione. Lo proponiamo al lettore qui di seguito tratto dai Decretali di Gregorio IX (l. V, in Corpus iuris canonici, t. II, col. 780-781). *** Per abolire l’errore di molte eresie che comincia a pullulare nella maggior parte dei paesi del mondo… noi, sostenuti dalla presenza e dalla forza del nostro dilettissimo figlio Federico, illustre imperatore dei Romani, di comune consiglio dei nostri fratelli e degli altri patriarchi, arcivescovi e de...

Il giuramento della Giovine Italia

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  La Giovine Italia fu fondata a Marsiglia nel luglio del 1831 da Mazzini che era lì in esilio. Il suo obbiettivo era quello di mutare le sorti dell’intera penisola italiana istituento una repubblica indipendente e spazzando via, dunque, le varie monarchie che tenevano diviso il Paese. Quello che segue è il giuramento di affratellamento all’organizzazione segreta. *** Nel nome di Dio e dell’Italia, Nel nome di tutti i martiri della santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide, straniera o domestica, Pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m’ha posto, e ai fratelli che Dio m’ha dati per l’amore, innato in ogni uomo, ai luoghi dove nacque mia madre e dove vivranno i miei figli per l’odio, innato in ogni uomo, al male, all’ingiustizia, all’usurpazione, all’arbitrio pel rossore ch’io sento in faccia ai cittadini dell’altre nazioni del non avere nome né diritti di cittadino, né bandiera di nazione, né patria pel fremito dell’anima mia creata alla libertà, impotente ad ...

Il Tercio di Napoli e la battaglia di Fleurus

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  Alla scoperta del Tercio di Napoli, facciamo un salto nel Seicento per raccontare la battaglia di Fleurus, episodio non trascurabile della Guerra dei Trent’anni. Con i finanziamenti degli stati protestanti, Federico V del Palatinato assoldò tre eserciti nella primavera del 1622. Cinquantamila uomini marciarono sotto le sue bandiere, mentre i cattolici al comando del Conte di Tilly e di Gonzalo de Cordoba contavano su un numero di uomini parecchio inferiore. Nonostante ciò, le battaglie di Wiesloch, Mingolsheim, Wimpfen e Hoechst, nella Valle del Reno, sancirono il fallimento di Federico V, che sciolse il suo esercito. Gli armigeri protestanti entrarono quindi nei Paesi Bassi spagnoli per servire gli Olandesi. Nelle Fiandre gli Spagnoli erano sotto il comando di Ambrogio Spinola che poteva ora rischiare di finire intrappolato tra due eserciti nemici. E’ in questo contesto delle operazioni belliche della Guerra dei Trent’anni che Cordoba intercettò il nemico a Fleurus. Lo scontro s...

I Trastamara ed il Compromesso di Caspe

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  Il compromesso di Caspe fu il procedimento giuridico che portò la corona d’Aragona ai Trastamara di Ferdinando e di suo figlio Alfonso il Magnanimo. *** Il 31 maggio del 1410 si ritrovarono senza re tutti gli stati della Corona d’Aragona: l’Aragona, la Catalogna, Valencia, Maiorca, la Corsica e la Sicilia. Erano morti i nipoti Pedro e Martin, era morto suo figlio Martin il Giovane e, dieci mesi dopo, morì anche lui: re Martino il Vecchio. Nessun figlio era nato dalla seconda moglie, Margherita di Prades, e sul letto di morte, davanti ad un notaio, quando gli fu chiesto se autorizzasse la ricerca di un successore perché non era chiaro chi avesse diritto alla corona, Martino rispose “sì”. Prese così il via un lento processo, complesso ed imprevedibile perchè non poteva poggiare su alcuna regola scritta. Che tutto fosse tremendamente intricato e difficile era già chiaro al sovrano ora morto, il quale, non a caso, aveva organizzato una commissione di dieci dottori per consigliarlo su...

La Battaglia di Culqualber

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  Il sacrificio del 1° Battaglione Carabinieri nell’eroica difesa del caposaldo di Culqualber, il 21 novembre 1941, non va dimenticato. Nel novembre 1941 le operazioni militari italiane in Abissinia erano concentrate nella difesa di Gondar. Il generale Guglielmo Nasi aveva stabilito presidi a Uolchefit, a Celga Blagir, a Tucul Denghià ed Culqualber, nella regione dell’Amhara. Questo valico di montagna era importantissimo. Culqualber garantiva il controllo della riva nord-orientale del lago Tana e della piana di Ouramba. Al contempo, il nemico doveva necessariamente passare di quì per avanzare su Gondar con i suoi reparti corazzati e le artiglierie. Il presidio, posto al comando del colonnello Augusto Ugolini, poteva contare sul 1° Gruppo Carabinieri Mobilitato, reduce dalle battaglie sulle alture di Blagir e dell’Ineet Amba. Il loro morale era alto ma gli uomini erano stremati da privazioni e continui sforzi. Per mesi s’erano cibati esclusivamente di bargutta, un miscuglio di grana...

Descrizione d’Orbetello nel 1646

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  Quella che segue è una descrizione della terra di Orbetello, nello Stato dei Presidi, appena all’alba dell’assedio francese del 1646 respinto da Carlo della Gatta e dagli uomini inviati dal Regno di Napoli che ne deteneva l’amministrazione. Tutto è tratto dall’Istoria dell’assedio di Orbitello di Francesco Capecelatro. *** […] Passati dunque i Gravisci , il fiume Fiore, e la Pescia, ritrovasi ne’ lidi di Toscana presso l’antica Ansidonia una siretta gola di terra o istmo che vogliam dire, il quale allargandosi poi in maggior giro forma una penisola detta Monte Argentajo, di paese aspro e forte di sito, in su l’uno de’ capi del quale è il Porto di Ercole, e sulla cima di un monte la fortezza dello stesso nome, e più innanzi sopra l’istmo che forma il lago di Orbitello un’ altra rocca detta Monte Filippo, dal nome di Filippo III Padre del presente Re, in tempo di cui ella fu fondata. Nell’altro capo della penisola vi è il porto di Santo Stefano guardato da una fortezza parimente no...

Carlo Alberto incontra i congiurati del 1821

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  In queste memorie di Santorre di Santa Rosa, si ricostruiscono i colloqui di Carlo Alberto coi capi della congiura piemontese del 1821. Santorre di Santarosa, del governo rivoluzionario che nacque da quegli eventi, fu Ministro della guerra. *** Le nostre disposizioni erano prese: conoscevamo gli uomini che non temevano i rischi di iniziare una rivoluzione: conoscevamo anche quelli che mai avrebbero rivolto le armi contro di noi e quelli che ci avrebbero combattuto se deboli e ci avrebbero seguito dopo un primo successo. Non restava più che concordare il movimento col principe di Carignano. Quattro persone andarono da lui sul cadere del giorno; posso farne i nomi: Carlo di San Marzano, il conte di Santa Rosa, il cavaliere di Collegno e il conte di Lisio, capitano dei cavalleggeri del re. Introdotti per una scala segreta nella biblioteca del principe, vi trovarono una quinta persona che non nominerò. Carlo di San Marzano prese per primo la parola; parlà da uomo profondamente convin...