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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

La presa di Limburgo

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La più orientale delle regioni vallone cadde nelle mani dei protestanti nell’agosto del 1576. Gruppi calvinisti la eressero a repubblica sottraendola a Filippo III. Spettò ad Alessandro Farnese riconquistare Limburgo. Adagiata su una collina nel bel mezzo di una vallata, Limburgo è situata presso il margine destro del fiume Vesdre e il terreno e le fortificazioni la rendevano accessibile solo dal versante meridionale. Aveva buone difese ed un presidio di mille uomini. Alessandro Farnese vi si apprestò col suo esercito ai primi di giugno, risoluto a conquistarla. Fermatosi oltre le sponde del Vesdre, inviò il maestro di campo Gabriel Nino con sette compagnie di archibugieri, protetti dalla cavalleria di Camilo del Monte. Costoro apparvero davanti alla piazza il giorno 7, cogliendola di sorpresa. Riuscirono facilmente ad occuparne i sobborghi e sequestrarono viveri e bestiame. L’intera cittadinanza accorse allora alla porta di mezzogiorno, pronta a resistere al grosso dell’esercito di Fa...

L’esercito di Alfonso d’Aragona

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  Le cronache della conquista del Regno di Napoli ben documentano come Alfonso il Magnanimo guidasse personalmente il grosso delle operazioni militari. Il suo esercito era organizzato in lance, l’unità tattica e di combattimento protagonista del tardomedioevo che raccoglieva, attorno al singolo uomo d’armi, il cavaliere con armamento pesante, servitori ed altri combattenti, balestrieri o cavalieri con armamento leggero. Si trattava dunque di eserciti di cavalleria con una presenza assai ridotta di fanteria, balestrieri e spingardieri. La nota scultura dell’Arco Trionfale di Castel Nuovo mostra questi uomini con dovizia di particolari. Vi si ammira un tipo di armatura molto comune nel tardo medioevo, l’armatura a piastre. Gli esperti individuano questo modello come di provenienza milanese. A differenza delle armature gotica e francese, quella milanese aveva una diversa consistenza. Durante il processo di forgiatura il ferro veniva riscaldato e raffreddato in acqua più volte attraver...

Terzo Bollo, Franco Bollo

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Lunedì 07 Settembre Adelfio Bozzato, titolare, assieme al fratello Adoriano, del Gran Bazar a Cavallino-Treporti ( Ve ), verosimilmente il miglior, e più conveniente, negozio di abbigliamento, giocattoli ed articoli da campeggio esistente nella Provincia di Venezia e forse dell'intero Alto Adriatico, mi ha fatto dono della Sua collezione di monetine, miniassegni & valori bollati. Da quel giorno nei momenti liberi, cioè quando Giuli va al corso di ballo, Latino Intermedio, o alle prove di teatro, lavoro alla sistemazione della raccolta, ragruppando i valori bollati per zona geografica ed anno di emissione.  Questo lavoro mi piace in modo incredibile, perché ti permette di imbatterti in autentiche perle, come i 2 Francobolli odierni, emessi dal Correo Argentinos!! Perché mi piacciono? Perché ti dicono tantissime cose, basta saperli ascoltare... E cosa ci dicono questi 2 pezzettini di carta? Intanto che sono stati entrambi annullati quindi viaggiati, verso chi non è dato sapere ma...

Quarta Monetina del Venerdì

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La Monetina è abbastanza " tradizionale ", nel senso che le legende sono sia in caratteri arabi che latini. La mia attenzione è stata attirata dall'immagine della nave al Dritto e dall'identificativo del Potentato che ne ha ordinato la produzione, " South Arabia ". Questo nome mi aveva lasciato assolutamente perplesso, non riuscivo ad associarlo a nessuno stato esistente, od esistito... Alla fine una ricerca in rete mi ha permesso di apprendere che in quello che è il territorio dell'odierno, e martoriato, Yemen è esistita per un breve periodo, dal 1962 al 1967, un Confederazione di Reucci, sotto la benevola protezione di Sua Maestà Britannica, chiamata Federazione degli Emirati dell'Arabia del Sud!! In Inglese Federation of the Emirates of South Arabia. Qualche dettaglio tecnico.  La monetina, stato di conservazione oserei dire BB ed allineamento alla " Tedesca ", è realizzata in Cupronickel ( 75% di Rame) pesa 9,1 g per un diametro di 27,...

Il Santuario della Madonna di Oropa

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Percorrendo da Biella la statale 114 si giunge, dopo circa 12 chilometri, nella valle d’Oropa che si insinua con forte pendenza tra le valli del Cervo e dell’Elvo. Superato un fitto bosco, la strada conduse nella spianata dove sorge un magnifico santuario, quello della Madonna di Oropa. Il Santuario della Madonna di Oropa sorge a 1190 metri al centro di una complessa struttura religiosa, fatta di cappelle, chiese ed edifici costruiti nell’arco di millecinquecento anni. Questa storica cominciò con Eusebio, vescovo di Vercelli, che tornò dalla Terra Santa, sfuggedno alla persecuzione ariana, con tre statue della Vergine che consegnò una a Cagliari, una a Crea ed una terza ad Oropa. Quest’ultima statua lignea raffigura la madre di Cristo nell’atto di presentarsi al tempi con in braccio il bambino che tiene in mano una tortora. I suoi tratti e l’espressione del volto, come pure il drappeggio delle vesti richiamano caratteri arcaici ed orientali. Anche l’espressione del Bambino, che non ha ...

Tiziano ed i Farnese

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Col suo arrivo a Napoli, Carlo di Borbone ordinò il trasferimento in città della straordinaria raccolta d’arte ereditata dalla madre, Elisabetta Farnese. Così l’intera collezione Farnese si trova oggi conservata nei musei napoletani, anche l’incredibile quadreria voluta da papa Paolo III, ovvero Alessandro Farnese. L’amore per l’arte del pontefice portò a Roma, presso la sua corte Tiziano, artista che aveva già conquistato celebrità grazie alle committenze del padronato veneto, dell’Impero e della curia romana. A partire dal 1542, col ritratto del dodicenne Ranuccio Farnese, figlio del comandante dell’esercito pontificio Pierluigi e nipote di Paolo III, Tiziano riuscì a conquistarsi il favore della famiglia Farnese. Per loro, Tiziano realizzò non solo opere di soggetto sacro e mitologico, ma soprattutto ritratti di famiglia. L’importanza della raccolta di Capodimonte consiste nel fatto che, le opere di Tiziano conservata, ne permettono di seguire il percorso artistico fino alle esperie...

Il giovane Tommaso d’Aquino

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Tommaso d’Aquino, abbandonata l’abbazia di Montecassino, iniziò i suoi studi all’Università di Napoli. Era il 1230 ed aveva quindici anni. Si iscrisse alla facoltà di arte, all’epoca propedeutica alle altre tre facoltà dello Studium, quelle di teologia, di diritto e di medicina. Lo studio dell’arte nel Duecento non era inteso come studio delle arti figurative e prevedeva discipline come la grammatica, la scrittura, la logica e le scienze naturali. Tali materie erano insegnate sulla scorta delle opere aristoteliche, da insegnanti come Maestro Martino, per la grammatica e la logica, e Pietro d’Ibernia, per le scienze naturali, sotto i rettori Nicolò di Rocca, genero di Pier della Vigna, e Terrisio d’Atina. San Tommaso eccelse nella grammatica e nel componimento, non abbandonò però quelle aspirazioni religiose che aveva maturato nel monastero cassinese. L’Ordine dei Predicatori, fondato da San Domenico, aveva un ruolo cruciale nell’Università di Napoli. Il convento dei domenicani, infatti...

Secondo Bollo, Franco Bollo

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  Forse vi ho già detto che Lunedì 07 Settembre Adelfio Bozzato, titolare, assieme al fratello Adoriano, del Gran Bazar a Cavallino-Treporti ( Ve ), verosimilmente il miglior, e più conveniente, negozio di abbigliamento, giocattoli ed articoli da campeggio esistente nella Provincia di Venezia e forse dell'intero Alto Adriatico, mi ha fatto dono della Sua collezione di monetine, miniassegni & valori bollati. Durante i lavori di sistemazione della raccolta, saranno lunghi, posso lavorarci solo quando Giuli va al corso di ballo, Latino Intermedio, o alle prove di teatro, mi sono imbattuto in questo valore bollato, unico tra quelli presenti nella collezione ad essere stato emesso dal Regno dell'Arabia Saudita. Si tratta di un emissione bilingue, Arabo & Francese, destinata alla posta aerea. Il francobollo è viaggiato, presenta infatti l'annullo per quanto poco, o per niente, leggibile.  All'interno è raffigurato un aereo di linea, purtroppo non posso più avvalermi d...

Terza Monetina del Venerdì

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Mi aveva incuriosito per il suo profilo Decagonale e per l'assoluta assenza di caratteri latini... Le uniche scritte comprensibili erano il millesimo di produzione, 1979, e la tariffa, 10. Si, ma 10 cosa? Avevo provato ad armarmi di carta e penna, per tentare di traslitterare la scritta sotto al " 10 ". Senza successo... La prima lettera poteva essere una " D " la seconda una " N ", e già qui io mi ero emozionato pensando di trovare scritto " DNR cioè dinar " ma purtroppo il successivo vermetto stenografico non somiglia a niente che abbia mai visto... Potentato d'emmissione e valuta sembravano destinati a restare oscuri, ma per fortuna il Prof. Borghi dopo aver esaminato la monetina il mi scriveva che: " La moneta algerina reca scritto d[a]nānīr, il plurale di dīnār. " A questo punto la strada era tutta in discesa, ed un controllo sul Numista mi consentiva di recuperare qualche dettaglio tecnico.  La monetina, stato di conservaz...

Guido d’Arezzo, l’inventore delle note musicali

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Alcuni aspetti importanti della sua vita sono raccontati in Ad michahelem una lettera indirizzata ad un frate del monastero di Pomposa, dove risiedette per qualche tempo, ma la documentazione sulla figura di Guido d’Arezzo, l’inventore delle note musicali, è davvero scarna. Nacque in Toscana nel 990, ad Arezzo secondo il monaco benedettino Sigbert de Gembloux, e morì nel Monastero di Fonte Avellana intorno al 1030. Da bambino ricevette un’eccellente formazione musicale presso la scuola del duomo di Arezzo, dove in seguito divenne suddiacono, secondo l’archivio episcopale della cattedrale. Fu a Pomposa, vicino a Ferrara, dal 1013 e da qui, entrato in conflitto con l’abate della comunità per le sue innovazioni musicali e pedagogiche, fu spostato dal Vescovo Teobaldo ad Arezzo. Nell’undicesimo secolo, la notazione musicale persisteva sotto forma di neumi. Emersi nell’VIII secolo, questi segni grafici consistevano in lunghi melismi cantati su una sillaba e formule melodiche e ritmiche note...

Ankon, l’Ancona greca

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Ankon, l’Ancona greca, nacque nell’ampia insenatura che, “a gomito” (ank significa proprio questo), si protende dal Colle Guasco e definisce uno scalo marittimo naturale nell’Adriatico, ben protetto dai venti. Il sito fu un ponte tra Occidente e Oriente, nodo di scambi culturali e commerciali tra popoli differenti, e nel 387 conobbe l’insediamento dei greci siracusani di stirpe dorica divenendo una delle polis più a nord della colonizzazione greca in Occidente. Sicuramente nella seconda metà del VI secolo a.C., Ankon era parte di una estesa rete di piccoli scali greci, costituiti probabilmente solo da attrezzature portuali e magazzini, sui quali si incentrava l’attività commerciale attica in quello spicchio di Mediterraneo. Ancona si trova infatti sulla rotta seguita dalle navi provenienti dalla Grecia. La rotta partiva da Iader, l’antica Zara, era la più seguita dai commercianti dell’Egeo che risalivano la costa illirica e poi si proiettavano in Italia. Essa attraversava il mare apert...

Le Guardie d’Onore del Regno di Napoli

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Gioacchino Murat si insediava sul trono di Napoli nel 1808. L’anno dopo istituiva le Guardie d’Onore. Corpo pretoriano cui era affidato il compito di servire e proteggere il sovrano, le guardie erano costituite da giovani d’età compresa tra i diciotto ed i trent’anni, con fisico e attitudine adatti, provenienti da famiglie nobili o borghesi con una rendita annua di almeno 400 ducati, incluso il mantenimento del proprio cavallo. Era una commissione specifica a redigere le liste d’iscrizione per ciascuna provincia ed a valutare l’idoneità dei candidati. L’idea di arruolarsi in questo corpo però non fu accolta con entusiasmo, così alla richiesta volta ai vari comuni dal segretario generale dell’Intendenza di Terra di Lavoro per conoscere i nominativi degli “allistati”, la maggior parte delle risposte fu negativa. Innanzitutto venivano presentati impedimenti di carattere economico che portarono anche chi inizialmente era stato reclutato a chiedere esoneri o trasferimenti in altri corpi. Mo...

Bollo, Franco Bollo

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Lunedì 07 Settembre Adelfio Bozzato, titolare, assieme al fratello Adoriano, del Gran Bazar a Cavallino-Treporti ( Ve ), verosimilmente il miglior, e più conveniente, negozio di abbigliamento, giocattoli ed articoli da campeggio esistente nella Provincia di Venezia e forse dell'intero Alto Adriatico, mi ha fatto dono della Sua collezione di monetine, miniassegni & valori bollati. La collezione è vasta, ma già ad un'occhiata superficiale risultava evidente come negli ultimi anni Adelfio avesse trascurato di lavorarci. Ho pensato che sarebbe stato bello ordinarla, sistemando i vari francobolli per potentato di emissione. Primo frutto del mio lavoro sono questi 11 valori bollati, che arrivano dalla sventurata terra dell'Afghanistan.  Le dimensioni dei bolli, la scelta dei colori e la cura dei disegni indicano che si tratta di emissioni " commemorative ". Il fatto che lo stesso soggetto si ripeta su bolli diversi variando solo nella tariffa e nella scelta dei colo...

Seconda Monetina del Venerdì

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Nella mia Prima " Monetina " vi raccontavo di come, a causa di un piccolo incidente che non sarebbe dovuto avvenire, ero entrato in possesso di una 2 Lire in Acmonital del 1940 e di altre 6 sue sorelle. A casa questo materiale si è aggiunta agli altri pezzi già in mio possesso ed io ho pensato di farvi cosa gradita presentandole tutte, una alla settimana. Parto da Lei. La palma da datteri raffigurata al diritto mi aveva fatto pensare subito allo Stato d'Israele, convinzione rafforzata dalla presenza in basso e nel rovescio di caratteri " ebraici ". Questa convinzione, però, era messa in dubbio dalla scritta in vermicelli " arabi " a Sx della Palma, tanto che avevo pensato addirittura ad un origine Persiana, magari qualcosa prodotto prima della Rivoluzione del 1979... Un successivo controllo in rete mi ha consentito di apprendere che fino al 1980 monete e banconote emesse dallo Stato d'Israele erano bilingui, Ebraico ed Arabo, ma per averne la cert...

Storia del Cristianesimo: Santa Angela da Foligno

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I biografi descrissero Angela da Foligno come giovane dal carattere volitivo, d’intelligenza acuta e di bell’aspetto, finita in sposa ad un giovane nobile e destinata a condurre una vita mondana, quando un vuoto angoscioso iniziò a farle male dentro. Furono forse le vicende del suo tempo, il terremoto del 1279, l’uragano, la guerra contro Perugia, oppure l’esempio di Pietro Crisci, un nobile di Foligno che vendette addirittura se stesso come schiavo, donò il ricavato ai poveri e, liberato dal padrone, andò a vivere nel campanile della cattedrale, da eremita. Ad ogni modo Angela iniziò a riflettere sulla sua condotta e, una una notte del 1285, sognò San Francesco… Il santo l’aveva invitata a redimersi dicendole: “Sorella, se più presto mi avessi pregato, più presto ti avrei esaudita, ma quanto domandi ti è concesso”. Lei attese l’indomani e si precipitò in chiesa per confessarsi. Il francescano Arnaldo, suo parente e cappellano del vescovo, ne raccolse il pentimento e da quel momento la...

Gli studenti di Sant’Andrea a Nilo ed il sacrificio del maiale

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  Il maiale, animale sacrificale di Demetra, dea assimilata a Cerere, fu al centro di un rituale pagano sopravvissuto a lungo a Napoli. Gli studenti napoletani infatti, ad inizio anno di studio, si recavano presso la Chiesa di Sant’Andrea a Nilo con un cero accesso e poi ammazzavano un maiale, proprio come anticamente si faceva in quel luogo, remoto sito del tempio di Cerere. Dalla “Guida Sacra della città di Napoli” di Gennaro Aspreno Galante si legge: “Ma nel 1300 le suore, abbandonato l’antico monastero di Donnaromita e la chiesa di S. Andrea, fondarono il nuovo contiguo colla chiesa sacra alla Vergine, che pure si disse DONNAROMITA… Allora S. Andrea a poco a poco fu quasi deserta, finché venne concessa ad uso di congrega agli studenti, i quali nel di sacro al S. Apostolo, vi si recavano processionalmente con un cereo acceso in mano; e poscia a modo di ricreazione innanzi la chiesa si uccideva un porco e dividevasi ai loro maestri; era questo un antico rito gentilesco di sacrifi...

Prima Monetina del Venerdì

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Nel pomeriggio del 03/01/2025 mi sono recato in quel di Solesino ( Pd ). Scopi del viaggio erano: 1 - portare affettuoso saluto alla mia mamma  2 - preparare la carta per il ritiro del giorno dopo ( se non lo faccio io mamma se ne dimentica ) 3 - recarmi presso il locale tabaccaio onde acquistare una ricarica per il mio cellulare  4 - recarmi al locale discount onde acquistare 6 brick di spremuta d'arancia " Don Simon ", prodotto di ottima qualità ed ad un prezzo leggermente più conveniente rispetto a " Tropicana " Bene, dovete sapere che lungo la strada che collega il tabaccaio al discount trovasi un negozietto, aperto alcuni mesi fa, che vende articoli di " modernariato ". Sono passato molte volte di fronte a quel negozietto, ed ogni volta mi limitavo ad uno sguardo distratto, ma ieri c'era qualcosa di nuovo. La titolare aveva esposto alcuni libri... Ora, dovete sapere che tra i tanti feticismi da me coltivati c'è anche quello dei libri, ogni...

Memorie della Grande Guerra: i fanti della Terza Armata

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  Primavera inoltrata del 1916. Erano alle spalle cinque sanguinose battaglie sull’Isonzo. La Terza Armata aveva assolto un gravoso compito. “Soldati – si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, scrisse Ungaretti. Un verso che rimanda al crudo vivere dei soldati in trincea, alla loro eroica quotidianità contraddistinta da combattimenti e privazione, ma, al contempo, caratterizzata anche da quella normalità quasi surreale dei momenti di attesa o riposo. Il nemico, il 24 maggio del 1915, aveva fatto saltare i ponti sul fiume ed aveva inondato la piana di Monfalcone e s’era assestato sull’Altopiano carsico erigendo grandi opere. Una trincea scavata in gran parte nella viva roccia e coperta allo sguardo, partendo dal mare, saliva per i margini estremi dell’altopiano, ne circondava le vette ominanti, ne incideva gli speroni. Profonde fasce di reticolati proteggevano la trincea. La nostra artiglierie non riuscì ad ottenere risultati. Così le nostre fanterie dovettero guadagnarsi con ...

Il Trecento fiorentino nelle novelle di Sacchetti

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  Franco Sacchetti nacque a Ragusa, in Dalmazia, fra il 1332 e il 1334. Figlio di un mercante fiorentino, esercitò fin da giovane la mercatura pur dedicandosi, con maggiore ingegno, alla scrittura. La sua opera “Il Trecentonovelle”, scritta agli inizi del 1392, ci racconta con note di umorismo burle, truffe e disonestà diffuse a Firenze nel Trecento. Non che non esistessero leggi e magistrati, anzi, ma anche nel Trecento erano frequenti i raggiri e gli imbrogli. Ci è così consegnata otizia di qualche truffa operata dai mercanti di Firenze ai danni di ingenui acquirenti forestieri. Racconta infatti il Sacchetti di una frode ai danni di un friulano di nome Soccebonel che comperò dei panni da mercanti fiorentini. Nel Trecentonovelle si racconta che Soccebonel ne chiese quattro canne ma il mercante glie ne rifilò solo tre e mezzo e per coprire l’inganno disse: “Vuoi tu far bene? Attuffalo in una bigoncia d’acqua e lascialo stare tutta la notte sì che beva bene, e vedrai poi che bellezz...

L’olio d’oliva, oro del Mediterraneo

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Scriveva Fernand Braudel che “là dove finisce l’olivo finisce anche il Mediterraneo”, in effetti l’olio d’oliva, che spicca sulle nostre tavole, è un simbolo del Mediterraneo dall’Antica Roma fino a oggi. Un albero sacro, un simbolo di amicizia e solidarietà, un elemento di identità che accomuna tutti i popoli del Mediterraneo ed ogni suo paesaggio. Il nostro pensiero va al ramoscello d’ulivo portato da una colomba all’arca di Noè. L’ulivo è al centro del rito dell’unzione celebrato nel giudaismo quanto nel cristianesimo ed anche nel Corano è detto che la luce di Allah è come una fiaccola che viene accesa con “l’olio dell’albero benedetto”; l’ulivo è evocato dalla Bibbia come il primo albero, l’oleum primum arborum, e figura nei riti cristiani e nelle feste popolari. L’ulivo è una pianta sempreverde caratteristica dell’ambiente mediterraneo perchè non sopporta nè il freddo eccessivo nell’umidità persistente. Ha sempre caratterizzato dunque la penisola iberica e quella italiana, oltre c...